Ciao mamma, ci vediamo…

Succede che ieri nascevano (non senza dolore, il tuo!!!), li guardavi in faccia per la prima volta senza nemmeno troppa convinzione, li tenevi in braccio in modo un pò maldestro, li nutrivi (h 24), eri il centro del loro mondo (e viceversa), ed oggi ti salutano da un finestrino del pulman dicendoti giusto due parole: “Ciao mamma, ci vediamo…“.

E tu, di fianco a quel pulman, con la sensazione di star perdendo l’uso di qualsiasi arto soprattutto le gambe che senti molli come un aspic di frutta, ma con nessuna intenzione di abbandonare il campo senza aver esalato con l’ultimo filo di voce in loop “A presto!”, cerchi il finestrino dal quale riceverai quelle poche, povere, misere, parole di commiato, sforzandoti di capire esattamente in quale momento della vita tutto questo sia iniziato.

Sfatiamo un falso mito: non esiste un momento esatto in cui questo tradimento cambiamento avviene. Ogni scarrafone è a sè. Il problema grosso sei tu, mamma.

Sì, perchè dentro il tuo essere mamma convivono due anime, entrambe forti e combattive e pronte a reclamare lo stesso diritto di sopravvivenza: una che rinvendica il possesso, il diritto di proprietà del cucciolo che hai messo al mondo, che pensa di sapere cosa sia meglio e soprattuto quando, in che momento della vita, a che età iniziare a lasciare il caldo nido familiare; l’altra che sprona il cucciolo alla scoperta, che lo sostiene nelle decisioni, che con la morte del cuore fa un sorriso grande come l’oceano, riversandovi in segreto tutte le lacrime di questa terra.

Il momento dei preparativi delle valige è sicuramente quello più tragico (come già abbiamo detto in un precedente post Figli che partono, mancanze che restano) perchè segna l’inizio dell’allontanamento. Ma quello che fa davvero la differenza è lo spirito con cui il figliol si spera prodigo, affronta il viaggio, che come sappiamo inizia diverso tempo prima della partenza effettiva. La mia decenne devo dire che, se  anche avesse avvertito in cuor suo una certa malinconia unita a un principio di nostalgia, ha camuffato molto bene e non me lo ha fatto presagire minimamente. Girava per la casa ormai facendo quotidianamente il count down dei giorni, intervallando la sua normale routine declamando a gran voce quando si sentisse “elettrizzata” dalla partenza. Ed ogni “scossa” avvertita da lei era una stilettata avvertita da me.

In verità ogni partenza è a sè per ogni figlio. Se loro sono tranquilli e sereni, non è difficile esserlo anche noi mamme di conseguenza. Li vedi che si organizzano, che scelgono i loro vestiti, che immaginano la convivenza con gli amici conosciuti e quelli che si faranno al campo, che preparano il loro beauty con le proprie cose (quelle che fanno sentire il sapore di casa, ma anche quelle che ci rendono un po’ diversi dagli altri e che possiamo convidivere con loro), che fanno le prove con lo zaino da portare in gita, che sistemano la piccola attrezzatura da utilizzare quando saranno via.

Per te saranno sempre piccoli, la controfigura miniaturizzata di un adulto. A volte ti chiedono un consiglio, con quello sguardo realmente alla ricerca di un suggerimento; altre hanno già fatto la loro scelta, ma per bontà di cuore o apparente senso di colpa ti chiedono ugualmente un parere. Nell’uno e nell’altro caso, tu mamma non comprendi la differenza e ti illumini d’immenso credendo, davvero, che tu sia ancora necessaria. E invece…

E invece mentre tu pensi al ritorno, loro sono proiettati sulla partenza; mentre tu cucini fin dal primo giorno in cui mancano da casa il loro piatto preferito per quando torneranno, loro staranno mangiando tutti i piatti che prepara la mensa della colonia, considerandoli i piatti in assoluto migliori che abbiano mai mangiato; mentre tu ti svegli al mattino pensando ai pochi minuti della giornata in cui prenderai la linea telefonica per sentire la loro voce, loro ti risponderanno a monosillabi con la smania di tornare a fare quello che stavano facendo prima dell’interruzione della telefonata.

Insomma mamma, quando lui ti dice “Ciao mamma, ci vediamo…” lo farà per incoraggiarti a pensare che – prima o poi – vi rivedrete e il tempo dell’attesa non sarà poi così lungo. Non può sapere, il cucciolo, che il tempo dell’attesa tu sai perfettamente cosa sia, perchè l’hai vissuto per 9 lunghi mesi, e che una settimana è un tempo molto diverso per una madre che aspetta, rispetto ad un figlio che …vive!

 

 

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