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    Adolescenza e alimentazione: istruzioni per l’uso

    adolescenza alimentazione

    Nel ciclo di incontri (virtuali) sull’adolescenza, non poteva mancare un post specifico, e decisamente più serio, sul tema alimentazione, che in questa fase della vita dei nostri figli assume un connotato assolutamente più forte. Partiamo dal presupposto che sono una mamma decisamente attenta al discorso alimentare, in primo luogo per alcune scelte personali che ho fatto che incidono comunque sulla tavola e chiaramente anche rispetto ai miei figli. Non sono quella che si può definire una integralista alimentare, gli sgarri sono concessi, le porcherie entrano in casa, ma il consumo non è abituale. Detto questo sono consapevole che certe età della vita dei nostri figli siano più “pericolose” di altre in tema alimentazione, perchè possono determinare delle prese di posizione tutt’altro che salutari, che possono sfociare in vere e proprie malattie.

    Ecco quindi quello che ho imparato nel corso della mia vita sulla relazione tra adolescenza e alimentazione.

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    Adolescenti perfetti sconosciuti

    perfetti sconosciutiVi ricordate che sono andata alla conferenza organizzata dall’associazione Un Sasso nello Stagno?
    Il dott.Franco Caroli ci ha aperto gli occhi sul fantastico mondo degli adolescenti.

    Avete presente quel tenero pargoletto che riempite di coccole e che vi ascolta incantati..ecco, scordatevelo!! Arriverà una mattina che al suo posto ci ritroveremo un mostro, uno sconosciuto che grugnisce invece di parlare, che ci sbatte fuori dalla SUA camera, si veste e si pettina strano (ad essere fortunati) e ..speriamo bene per il resto!

    Questo è il nostro resoconto della serata, da leggere con attenzione e non cadere in depressione, se volete vedere il video potete andare qui.

    Il vostro amato figlio è entrato nel magico mondo dell’adolescenza!

    Che succede fisicamente?

    Il cervello cambia, si inizia a sviluppare la corteccia prefrontale che controlla l’amigdala, sede degli istinti, ma purtroppo questo processo si completerà solo tra i 13 e i 15 anni nelle femmine, non prima dei 16 nei maschi. Questo significa che non avranno freni, non penseranno alle conseguenze delle loro azioni e agiranno sotto il dominio degli istinti, non riusciranno a gestire i ricordi e a riconoscere le emozioni degli altri (questo spesso è alla base del bullismo).
    La corteccia prefrontale ci aiuta ad evitare comportamenti pericolosi..eh si!! Questo vuol dire che è più forte di loro, si mettono nei guai e se va bene non avranno conseguenze e possiamo solo incrociare le dita, perché tutte le raccomandazioni che gli daremo di certo non le seguiranno!

    Il loro corpo si modifica ed è bombardato da tempeste ormonali che fanno impallidire le sindromi premestruali di noi donne e i tanto famosi sbalzi di umore,  e anche l’odore cambia..sì avete capito, le ragazze avranno un caratteristico odorino di ragù, mentre i ragazzi di caprone selvatico.

    Questo è il momento in cui non sono più bambini, ma non sono ancora adulti, un momento di transizione che li mette alla prova, in cui vogliono spaccare il mondo, ma non si sentono abbastanza forti, non hanno autostima e non sono in grado di fare progetti per il futuro, vivono solo il presente.

    Come cambia il comportamento?

    Diventano rabbiosi, svogliati, scostanti, silenziosi, attaccabrighe..

    Fanno di tutto per differenziarsi, rendersi diversi dai genitori, vogliono essere indipendenti e fare le loro scelte.

    Cosa possiamo fare per aiutarli?

    La difficoltà sta nel individuare il giusto stile di comunicazione, nel porsi nel modo giusto:

    • fare domande aperte (non “come è andata a scuola?” ma “quale è stata la cosa più bella che hai fatto oggi?” o “quale è stata la cosa che ti è riuscita meglio” o “cosa hai provato mentre..?“), che apre ad altre domande aperte;
    • fare domande specifiche su cose che interessano loro e sulle loro opinioni, cercando di entrare nel loro mondo;
    • non vietare uno stile, se non fanno male a nessuno..
    • mostrare sensibilità e cercare di ascoltarli, condividere i loro dolori anche se ci verrebbe da dire “te l’avevo detto”, non dobbiamo influenzarli o imporre la nostra opinione.

    Quindi cerchiamo di non giudicare e mai forzare nei comportamenti. É giusto mettere dei paletti, ma devono essere pochi e giustificati, perché se prima con il bambino non c’era bisogno di argomentare le scelte e le imposizioni, adesso la spiegazione è d’obbligo e fortemente richiesta. Questo non vuole dire lasciarli rientrare alle 2 di notte a 14 anni.

    Certo dall’altra parte non è nemmeno giusto disinteressarsi o accondiscendere a tutte le richieste che fanno, ne tanto meno difenderli contro chiunque gli faccia torti, giusti o sbagliati che siano: devono imparare a prendersi le proprie responsabilità.

    Meglio non perdere tempo a obbligare un figlio a vestirsi o pettinarsi in un certo modo, meglio lasciare la libertà di esprimersi come meglio crede visto che non fa del male a nessuno: valutate sempre se vale veramente la pena porre certi divieti, meglio pochi ma buoni!

    Cercate di avvicinarvi al loro mondo e alle loro passioni, con questo non vuol dire di farvele piacere, ma magari guardare un film che a loro é piaciuto per parlarne insieme, o vedere quello YouTuber che seguono sempre per scambiarsi delle opinioni e smetterla di fare sempre il terzo grado per estorcere qualcosa oltre al grugnito. Le conversazioni non dovrebbero essere a senso unico, il monologo del genitore che risolve i problemi del figlio raccontando come ha fatto alla sua etá o come si comporterebbe al suo posto non serve: ci dovrebbe essere un dialogo empatico in cui cerchiamo di far uscire le risposte che ci sono già.

    Consigli

    1. Ricordate la terza legge di Newton (ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria)? Questo vuol dire di non cozzare con dei divieti senza spiegazioni, di non urlare maleparole, di non fioccare punizioni.
    2. Coinvolgerli nelle decisioni, anche che non li riguardano, spiegandogli quello che si decide in famiglia e cercando di mediare e negoziare.
    3. Cercare di porsi dei limiti nel “prendersi cura” di loro, devono imparare ad essere autonomi.
    4. Il ragazzo deve vivere le sue esperienze, deve cadere ed imparare a rialzarsi, è giusto che fallisca e riprovi, noi genitori dovremmo avere la forza di lasciarlo fare, senza avvolgerlo nella bambagia e senza difenderlo a qualsiasi costo.
    5. Alzare la voce non è una soluzione, non ascolteranno di più se si urla, se proprio non si resiste meglio prendere una pausa e farsi un giro per riprendere il discorso quando è tornata la calma.
    6. Tutto ha un prezzo, quindi è giusto che per ogni diritto che ottengono ne consegua una responsabilità, non possono avere tutto solo perché lo richiedono;
    7. Mostrare rispetto per le cose a cui tengono senza criticare le loro scelte o i loro gusti, giudicarli per quello che fanno equivale disprezzare la loro persona e minare la loro autostima;
    8. Insegnare loro a saper fallire senza aver paura di vederli tristi e depressi, senza ridicolizzare i loro sentimenti o cercare di “tirarli su”;
    9. Riconoscere loro i buoni risultati ottenuti facendoglielo capire chiaramente.

    Non c’è un modo giusto di comportarsi, ognuno deve trovare la giusta strada per la propria situazione, ma ricordiamoci che abbiamo davanti individui che non vogliono essere spinti o giudicati, ma educati.

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    Quando i vandali si nascondono nelle famiglie “normali”

    Vandalismo

    Ho pensato davvero molto al titolo da dare a questo post, che prende vita da un fatto di cronaca che ha coinvolto un paese vicino a quello in cui abito io. Un fatto di cronaca apparso sui quotidiani locali, ma che si è animato anche attraverso il web e i profili social di persone che in questi comuni o nei comuni limitrofi vivono. Fatti che non possono evitare di scuotere le coscienze e indurre a pensare in primis alla scuola, alle famiglie, ai ragazzi e alla società.

    Si è parlato di vandali, di famiglie “normali”, di ruolo della scuola, di scomparsa dei valori, di educazione familiare. Così ho scelto un titolo che un po’ desse il senso di quello che penso di questo fattaccio: questi vandali (perché di fatto hanno compiuto degli atti vandalici) si nascondono nelle famiglie cosiddette normali, e vorrei porre l’accento su NASCONDONO e su famiglie NORMALI.

    Per capire di cosa si sta parlando riporto alcuni brevi pezzi di articoli comparsi sui giornali.

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    Adolescenza e fragilità: figli di genitori, figli della comunità

    fragilitàOggi, giorni dopo i funerali del ragazzo di 16 anni di Lavagna, cerco di pensare lucidamente a quello che può essere considerato l’ennesimo caso di un gesto estremo da parte di giovani ragazzi poco più che adolescenti, che come unica ed extrema ratio non riescono ad immaginarsi altro che togliersi di mezzo, cancellare con un colpo di spugna la propria esistenza. Puf!

    E non voglio riflettere sul caso in sè, perchè di fatto si leggono ovunque pareri, pensieri, giudizi, provocazioni, ma vorrei provare ad allargare la prospettiva, a comprendere il senso (se esiste un senso) di insieme. Quando abbiamo aperto il blog io e Monica volevamo poter dare voce ai nostri pensieri, perchè crediamo che il potere della parola (o della scrittura) possa davvero fare la differenza.

    E anche a rischio di essere banale e scontata…..che poi, quando si parla dei nostri figli, non lo si è mai.

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    Mamma, cos’è l’amore?

    E’ una domanda che i miei figli non mi hanno ancora fatto, ma che ogni tanto immagino sentirmi rivolgere, sicuramente in mezzo ad una rotonda, o mentre ho 10 kg di borse per le mani, o ancora mentre stanno per scendere dalla macchina prima di entrare a scuola e sta suonando la seconda campanella (ricordate il post sulle domande imbarazzanti dei figli Meglio un uovo oggi? Decisamente sì!!!!).

    Ecco, io mi aspetto che i miei figli mi chiedano “Mamma, che cos’è l’amore?”, ma se non dovessero farlo, mi preparo una lista di quello che secondo me non è, perchè darne una definizione è sempre un pò come voler contare le stelle.

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    Mamma….sei bella!

    franz2

    Ognuno dei miei figli (e penso di poter parlare per la categoria “figli” in generale), ha avuto un suo mantra, un’astuzia, una strategia ripetuta per poter conquistare la mia approvazione, la mia attenzione, la mia giustificazione, anche il mio perdono rispetto ad una particolare situazione o ad una marachella o trasgressione. Ognuno dei miei figli ha saputo individuare il nervo scoperto in direzione del quale sferrare l’attacco per potermi conquistare, o rabbonire e quindi magari “scampare” una particolare punizione o ramanzina…. Le femmine hanno sempre agito d’astuzia, colpendo nervi cognitivi (della serie “Mamma lo so che non dovevo…. So che non volevi….Mi dispiace e hai tutto le ragioni per arrabbiarti o darmi una punizione….Facciamo due chiacchiere tra donne?“….). Il maschio (Franz), invece, ha preferito la strada emotiva.

    Con ottimi risultati direi.

    Franz quando vuole colpirmi e affondarmi, sferra la sua frase da copione: “Mamma….sai che sei bella!!??”.

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