Vivere o sopravvivere?

Vivere è una scelta
Vivere può essere una scelta

Gli ultimi tragici fatti di Parigi fanno riflettere, come ogni cosa arrivi alla nostra attenzione come un fulmine a ciel sereno minando profondamente le nostre certezze, le nostre sicurezze e invitando tutta l’opinione pubblica a mobilitarsi, prendere una posizione, dichiarare i propri pensieri e le proprie sensazioni sull’onda di uno stato emotivo.

Quello che generano in me, ormai sempre più spesso, tragedie come quelle di questi ultimi giorni, o come in generale tutte le vite spezzate (di guerre o di solitudini, di malattie o di noia) che incrementano costantemente il numero delle lapidi o delle lacrime che versa la nostra Terra, è consapevolezza. Un senso di realtà e di coscienza sempre più grande e purtroppo, considerando l’aumento percentuale delle tragedie, sempre più continuativo, dirompente, urlante.

Troppo frequenti ormai sono i dolori cui prendiamo parte, vicini o lontani essi siano, troppo frequenti e troppo pressanti solo le notizie che si leggono in Internet, che comunicano i telegiornali, che popolano i quotidiani di morti, suicidi, uccisioni, stermini. Di giovani, di bambini, di uomini e di donne, di sogni infranti, di malattie fisiche o inguaribili malattie mentali, di improvvisi malori, di incidenti, di accadimenti che fanno calare il sipario sulla vita.

E allora non posso che pensare a come io sto passando la mia di vita. Se la sto riempiendo o solo trascorrendo, se la sto annoiando o amando, se la sto trascurando o valorizzando. E mi chiedo se voglio vivere o sopravvivere.

VIVERE o SOPRAVVIVERE.

E mi chiedo come voglio passare il resto di vita che mi rimane, che sia tanto o che sia poco.

Non sono triste, amici, non sono nemmeno avvilita. Mi sento al contrario molto realista e veramente presente a me stessa e scrivo questo post di getto senza nemmeno aver bisogno di rileggerlo alla fine, perché SENTO quello che sto scrivendo e VOGLIO che rimangano tra le righe le parole che vanno al di là di quelle che i nostri occhi riescono a leggere.

Ho già scritto altrove (una mamma con un cassetto pieno di sogni) le cose che mi appassionano e tutti i desideri che vorrei realizzare nella mia vita, e so che non mi basterà una vita per farlo. Ma oggi sono ancora più consapevole che devo comunque provare a realizzarne qualcuno in più, perché la VITA E’ OGGI.

Piango al pensiero di tutti coloro che desideravano vivere e non lo possono più fare, o che sentivano di sopravvivere e hanno messo fine a quella non-vita. Piango al pensiero di chi aveva ancora sogni da realizzare e non ha potuto farlo, al pensiero di quanti hanno lasciato a metà un progetto, un impresa, un sogno, un impegno, un obiettivo.

E mentre fermo le lacrime che rigano le mie guance mi chiedo cosa voglio.

E focalizzo che io posso, devo e VOGLIO provare a VIVERE, vivere davvero, vivere e cercare di non sprecare un solo attimo di vita. Voglio fare ed essere tutto ciò che mi fa sentire VIVA.

firma_Sara

 

 

3 Comments

  1. angela

    Avevo promesso un commento.. ne abbiamo parlato nel “luogo che ci fa vivere” ed eccomi qua
    non ho capacità di scrittrice e confido nella tua clemenza..

    vivere o sopravvivere … vivere e sopravvivere…si può imparare a vivere? chi ci insegna a vivere?
    solo perchè nasciamo siamo vivi?

    purtroppo e lo dico con rammarico, nessuno ci insegna a vivere. tra le materie di scuola troviamo elencate storia, geografia, matematica, inglese, italiano… condotta ma non la materia: VIVERE.
    vivere comporta troppe incertezze forse per questo nessun maestro la vuole insegnare e neppure valutare.
    non si trova nei libri di testo forse solo in qualcuno speciale che ci hanno però spesso fatto leggere in modo distorto.

    vivere è incontrare gli altri diversi da noi, che ci pongono domande, che ci fanno da specchio e se siamo attenti mettono in dubbio le nostre certezze! vivere in una continua incertezza può non sembrare interessante e allora ci portiamo a stare nel sicuro, a sentire e credere che le nostre “certezze” sono certezze, pilastri fermi e quindi ci arrendiamo e sopravviviamo.

    ma vivere nell’incertezza dà nuovi stimoli, ti porta alla ricerca, all’attesa del cosa sarà, all’emozione del tempo futuro, della novità ma anche alla paura, al timore di quello che potrà accadere di brutto a te e ai tuoi cari. alle persone che conosci, all’umanità.

    forse è necessario sopravvivere in alcuni momenti per ricercare e godere del vivere, delle piccole gioie, dell’essere qui ora.

    è una grande domanda quella che hai proposto e la risposta continuerò a cercarla ma

    leggevo e come mamma mi ci sono ritrovata: A quali figli lasceremo il mondo? (J.Semprun)

    spero a figli capaci di farsi domande!

    Angela

    1. Grazie Angela per aver onorato il tuo proposito, non è importante saper scrivere bene (e tu lo hai saputo fare più di quello che potevi credere), ma saper trasmettere, che è la cosa che più mi piacere fare con il mio blog e che tu sei riuscita a fare con profondità. Mi ritrovo in quello che dici, forse il punto è proprio altalenare, rimbalzare tra sopravvivere e vivere, che ci porta a cercare nuovi stimoli e nuove domande a cui provare a dare risposta. E che ci fa riscoprire lo stare bene che porta la ricerca di qualcosa e la gioia dell’essere qui ed ora (come scrivi tu).
      A quali figli lasceremo il mondo ma anche quale mondo lasceremo ai nostri figli?

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