Trasferirsi, tra lacrime e nuovi sorrisi

gioia e tristezza nel cambiamento
Gioia e tristezza nel cambiamento

Questo post mi è venuto in mente mentre parlavo con una mia amica “ritrovata” (dopo circa 13 anni di lontananza), commentando un momento del film InsideOut che ci ha fatto riflettere su alcuni momenti della vita dei nostri figli (e nostra).  In particolare mi è venuto in mente quando, a 10 anni, ho provato il primo grande distacco della mia vita….provato….diciamo meglio subìto….(ok erano solo 5 km di distanza da un paese all’altro, ma a 10 anni equivalevano a 1000km!!!!)

Il ricordo si è presentato proprio considerando che anche la mia amica con i suoi tre figli e suo marito si sono trasferiti da una città a 40 km da qui, per tornare a casa, sicuramente più vicino ai propri familiari, e sopratutto in uno spazio decisamente più grande rispetto al piccolo appartamento in cui vivevano. Scelta sofferta, ragionata, meditata, scartata, ripresa in mano, soppesata, valutata, e poi accettata, portata avanti con mille dubbi e perplessità, con l’idea di fare la cosa giusta, con la consapevolezza di fare il meglio per sé e per i propri figli, ma anche con la certezza di arrecare loro un dolore.

Trasferirsi, distaccarsi da ciò che si conosce, ciò che si ama, che sia un paese, una casa, un luogo, un odore,  un insieme di relazioni e amicizie, è una cosa davvero dura: lo è per un adulto, lo è per un bambino.

L’adulto può raccontarsi in mille lingue diverse che è la scelta più giusta da fare, può convincersi che sul piatto della bilancia sia assolutamente le decisione più sensata da prendere per una serie di innumerevoli motivi, tutti logici, tutti razionali, tutti ragionevoli…il bambino non è detto.

Io non ci sono riuscita

Ricordo che avevo circa 7-8 anni quando in casa iniziò a circolare la voce che il papà aveva acquistato il terreno in un paese vicino per costruirci una casa. Io ero nel bel mezzo della mia stupenda infanzia (che è veramente stato uno dei periodi più belli della mia vita!!!), ero nel pieno delle mie energie, ero felice come solo un bambino sa essere con quel poco che le rendeva davvero bella la vita!!!! Avevo le mie migliori amiche, avevo le mie certezze, avevo il mio giardino dentro cui giocare a pallavolo e a tennis, avevo il mio Tiglio sul quale arrampicarmi, avevo i tragitti da fare in bici a me noti, la mia scuola e i miei compagni, i miei primi amorini…

Potevo volere qualcosa di più? Tutto filava via liscio, nella quotidianità più normale, fatta di litigi con mio fratello, di primi “buchi neri” preadolescenziali, di incomprensioni, di profumi di torte, di confidenze con le amiche, di primi complimenti dei bambini maschi (che io nemmeno notavo, ma questo è tutta un’altra storia!!!).

Quando, ad un certo punto, dal nulla,  iniziano a farsi strada queste voci di TRASFERIMENTO in famiglia, dapprima sporadiche, poi più insistenti, per arrivare ad essere delle vere e proprie certezze camuffate da ipotesi probabilistiche tanto accampate per aria quanto poco credibili, ma alle quali io mi aggrappavo come un naufrago al suo pezzo di legno galleggiante. “Non preoccuparti Sara, la casa la stiamo costruendo, ma non è detto che ci andiamo ad abitare a breve, può essere che l’affittiamo“…..può essere che l’affittiamo….può essere che l’affittiamo….”

Ora ditemi: un’affermazione di questo tipo può dare adito a dubbi o fraintendimenti, o ancora a interpretazioni? E soprattutto….è forse credibile che si costruisca una casa nuova per darla in affitto!!!!?????

Ancora oggi mi domando cosa abitasse il mio cervello in quella fase della mia vita!!! Forse dei muschi e dei licheni, forse quell’unica particella di sodio che sembra essere presente nella mente dell’uomo maschio, forse un alveare di api intente solo alla produzione del miele!!!!!????? Come ho fatto a pensare che la nostra famiglia non si sarebbe trasferita???

Beh, semplice: io non volevo credere di dover lasciare….i luoghi a me cari, la mia casa, la mia stanza, le mie pareti, i miei colori, i miei amici, le mie cottarelle, il mio giardino, il mio albero, le mie strade, il pioppeto vicino a casa, i rumori a me conosciuti, gli odori, e di nuovo gli amici, i giochi, la campana disegnata con il colore indelebile sull’asfalto davanti a casa…insomma non volevo credere di dover abbandonare LA MIA VITA.

Io non sapevo cosa ci sarebbe stato oltre quello, non potevo nemmeno immaginare che fuori dalla mia via (non abitavo in un quartiere ma in una via), al di là della mia amica di una vita, fuori dai quei pochi metri quadri di mondo ci sarebbe stato altro. E poi con il carattere introverso che mi ritrovavo….(lo so, lo so…..difficile pensarlo per chi mi conosce oggi!!!).

Eppure….se guardo indietro ne è passata di acqua sotto il ponte che collega il paese dal quale venivo (Gualteri) al paese che mi ha accolto (Guastalla) e le risorse che ho trovato in me per farmi conoscere non avrei mai creduto di averle a quell’età, per cui sono riuscita a guadagnarmi una buona dose di autostima e di fiducia.

Se all’inizio è stata veramente dura disconnettermi da quanto avevo amato fino ad allora (consideriamo che erano gli sfavillanti anni ’80, per cui ancora il web non aiutava a tenersi in contatto!!), con il tempo ho trovato persone che hanno avuto e hanno tuttora un ruolo importante, fondamentale, nella mia vita. E ho imparato a conoscere nuovi mondi, nuove persone, ho costruito pian piano una me sempre più completa.

Ma è pur vero che quando gli amici sono veri, e con la A maiuscola, non importano i km che ti separano da loro, non importano le scelte di vita anche diverse che fai, non importano gli ostacoli che incontri per poterli vedere, loro ci sono e ci saranno sempre, perché sono quelli che quand’anche li vedi solo ogni tanto, ti sembra di non averli mai lasciati, fanno parte di te e ti continuano a volere bene come quando avevi 10 anni….forse anche di più!

firma_Sara

Rispondi