Spiegare la morte ad un bambino

il volo del gabbiano
il volo del gabbiano

L’argomento morte è uno di quei temi che spesso non vorremmo che i nostri bimbi ponessero, come le domande che ho citato nel post Meglio un uovo oggi?, e che ci colgono estremamente impreparati e balbettanti, e ovviamente nei momenti meno opportuni (per noi!).

Morte, senso di abbandono, solitudine, accompagnati dal voler avere spiegazioni rispetto a qualcosa che non ha nulla di razionale e di logico, come possono essere raccontati ad un bambino?

L’argomento ancora una volta me lo ha suggerito un mio papàmico, con un figlio dell’età della mia di mezzo (7 anni). Parlando al telefono, ovviamente di figli, siamo caduti sul tema della morte e di conseguenza sulle reazioni che spesso genera nei figli, da quelli più piccoli a quelli più grandini. Partiamo dal presupposto che la letteratura è piena di suggerimenti su come trattare l’argomento, questo è un blog che tende a partire dalle esperienze e dal loro confronto, sicché ho iniziato a raccontare il mio pensiero. Peccato che fossimo al telefono e che non avessi avuto un registratore, perché mi era sembrato di dire cose anche particolarmente interessanti….mi stupisco da sola di me!!!!!

Proviamo a recuperarle! Considerate sempre la frase “secondo me” all’inizio di ogni punto, che ometto per non essere pedante e considerate acnche che molto dipende da chi è morto, dall’età del figlio e dalle domande che pone:

  1. Se i bimbi sono piccoli (circa dai 3 ai 5 anni) tendenzialmente non hanno bisogno di molto realismo e fanno domande sulla morte non sapendo nemmeno bene cosa significhi, per sentirsi rassicurare sul fatto che noi genitori non moriremo mai, che di fatto la persona che se n’è andata ci rimane vicina, che è volata in cielo e/o è diventata una stella. I bimbi piccoli spesso si accontentano e cercano una sorta di favola intorno all’argomento morte. E contestualmente vogliono provare a nutrire la speranza che prima o poi la persona torni indietro…Il consiglio potrebbe essere quello di limitarsi a rispondere alle loro domande (che generalmente non saranno tantissime), senza anticipare nulla di non richiesto e utilizzando toni e modalità rassicuranti (certamente non terrificanti, duri, fortemente tristi…). Credo che dobbiamo sforzarci di non rimandare l’argomento solo perché pensiamo di non riuscire a trovare le parole, perché probabilmente non ci faranno più la domanda se coglieranno il nostro imbarazzo.
  2. Se il figlio è più grande e la morte riguarda una persona cara (un nonno, uno zio…) a cui era molto legato anche da una quotidianità. Man mano che i bimbi crescono aumenta la curiosità e anche la complessità delle domande che pongono. Vogliono sapere, anche per sentirsi grandi, ma non sappiamo quanto siano in grado di “reggere” la verità nuda e cruda. Io consiglierei di stare sulla verità, ma utilizzando un linguaggio emotivo, ossia cercando di empatizzare sul loro stato d’animo: come dire cerchiamo di entrare oltre la domanda, cerchiamo di capire cosa si nasconde sul lato emozionale del bimbo. Esempio: se muore il nonno a cui il bimbo era molto affezionato potrebbe provare due sentimenti prevalenti: la rabbia e la delusione per essere stato “abbandonato” e la voglia di capire perchè è successo, perchè è successo proprio a lui e le ragioni per spiegare a se stesso qualcosa che non ha un senso logico (nemmeno per noi adulti a dire il vero).

In entrambe le situazioni potrebbe essere utile entrare in sintonia con lui dichiarando anche il nostro stato d’animo, allinearci al suo, condividere non solo informare in modo asettico, facendogli capire che quello che è successo non ha un senso nemmeno per noi, ma indirizzando l’attenzione su quello che è stato il nonno, sui ricordi che ci ha lasciato, sulle cose che ci ha insegnato, in modo tale che riviva nel ricordo del bimbo. “Filippo ti manca il nonno? Sei arrabbiato? Sei triste? Sai che ti capisco, anche io sono molto…. e faccio fatica come te a capire perchè non ci sia più. Sono sicuro che se avesse potuto scegliere avrebbe scelto di rimanere con te per altri 1000 anni, ma non ha scelto lui, la vita è così, ma pensa a quante cose belle ci ha lasciato…cosa ti ricordi di più?“. Questo potrebbe essere un esempio.

Credo sia importante pensare che i bimbi assorbono i nostri comportamenti, per cui tendono a rispecchiare come noi ci sentiamo di fronte ad un evento e maggiore è il senso di “tragicità” che possono respirare da noi, peggiore sarà la loro reazione.

Ci sono anche libri in commercio che possono aiutarci nel provare a dare delle spiegazioni utili, alcuni dei quali ve li indichiamo qui:

  • La nonna addormentata
  • L’anatra la morte e il tulipano, Wolf Erlbruch
  • La carezza della farfalla, Christian Voltz
  • Ho lasciato la mia anima al vento, Roxane Marie Galliez
  • Ti voglio bene anche se, Gliori Debi
  • La tartaruga che viveva come voleva, Seyvos, Salani
  • L’angelo del nonno, Jutta Bauer
  • Il treno, di Chiara Carrer e Silvia Santirosi

firma_Sara

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