Quantità VS qualità?

2014-07-18 12.12.43Il tema  della quantità di tempo da dedicare ai bimbi VS la qualità del tempo da passare con loro è un tema di cui si sente spesso parlare e per il quale credo che ognuno abbia il suo punto di vista e le proprie convinzioni. Siccome, però, noi ancora non abbiamo detto la nostra, dedichiamo all’argomento un post!!!! 🙂

Anche in questo caso lo spunto me lo ha dato domenica pomeriggio una mamma: stavamo chiacchierando degli impegni di lavoro, dell’organizzazione familiare, di maternità e di educazione (insomma di materiale per il blog!!!!! :-))))) ) quando ad un certo punto, direi quasi inevitabilmente, si è spostato l’asse sulla quantità e sulla qualità del tempo per i figli.

E’ sempre vero che uno scarso tempo ma speso bene con i propri figli sia sufficiente o piuttosto l’ideale sarebbe poter contare su più tempo a disposizione da trascorrere con i cuccioli?

Con che spirito a fine giornata di lavoro siamo disponibili ad ascoltare, a dialogare con i nostri figli, ad assecondare la loro voglia di raccontare?  E quanto invece subentra la nostra stanchezza e gli obblighi famigliari di fare la cena, di stirare, riordinare e fare tutto ciò che inevitabilmente, e necessariamente, dobbiamo fare per portare avanti l’organizzazione della casa e della famiglia?

Sarebbe forse meglio rinunciare, potendolo fare, al lavoro per dedicarsi anima e corpo ai figli? O forse è meglio trasmettere ai figli il sentirsi una donna realizzata, assumendo il ruolo di lavoratrice, mamma, moglie, donna che nel lavoro vede uno strumento di sostentamento ma anche un fine di realizzazione personale?

Chissà quante volte ci siamo fatte simili domande e chissà quanto spesso ci siamo sentite in dovere di “giustificarci” con noi stesse o agli occhi degli altri per il troppo poco tempo dedicato ai propri figli.

Io credo che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo: troppo poco tempo non aiuta a stabilire una relazione efficace, perchè dobbiamo considerare che i nostri tempi non sono quelli dei nostri figli, e se noi siamo disponibili a chiacchierare e trascorrere tempo con loro, non è detto che loro lo siano. Al contrario ritagliarsi più tempo da passare insieme potrebbe comportare aver scelto (o dovuto scegliere) di ridimensionare i tempi del lavoro: quanto questa scelta può incidere nella relazione che stabiliamo con loro? Quanto può essere frustrante e potenzialmente rivendicativa nei loro confronti, anche in modo involontario, una simile decisione? In quest’ultimo caso occorrerà stare molto attenti, prima di fare rinunce che riguardano il lavoro, a non attribuire anche inconsciamente ai propri figli responsabilità (o peggio colpe) che non hanno.

Certo buona pa2014-07-05-12.25.49rte della differenza la può fare l’età dei nostri figli: più sono piccoli e più necessiterebbero della nostra presenza (anche fisica), mentre crescendo i tempi si accorciano e il nostro ruolo assume un significato diverso.

Quello che credo è che ognuno di noi dovrebbe trovare, potendolo fare, un equilibrio con se stesso e con i propri figli, in modo tale da far sentire (sia in presenza che in assenza) il senso di una vicinanza emotiva forte, dell’interessamento e della partecipazione, della fiducia e della stima, come un filo che lega le vite anche a distanza di km.

Come l’ombra che ci accompagna, pur solo intravedendola e non potendola toccare.

firma_Sara

4 Comments

  1. E’ assolutamente vero tutto ciò che scrivi: spesso, online, leggo storie di mamme che hanno dovuto rinunciare al lavoro per seguire i figli, e riversano su di loro l’accaduto, quasi come incolpandoli. La scelta di lasciare la propria carriera deve essere ben ponderata e mai imposta, perchè altrimenti si rischiamo, credo, grossi conflitti sia interiori che coi propri pargoletti.
    Io rientrerò a settembre in azienda dopo quasi tre anni di assenza per due maternità ravvicinate, e proprio oggi, come te, sul mio blog ho dato sfogo ai miei pensieri, che riguardano il fatto di fare la mamma full time piuttosto che no. Mi piacerebbe molto, e se potessi, lo farei: abbandonerei qualcosa che certamente mi piace fare, ma per dedicarmi a qualcosa che invece adoro, i miei figli. Questo in linea teorica, perchè, come la maggior parte delle famiglie, non potremmo vivere con un solo stipendio.
    Ma se, con la bacchetta magica, potessi realizzare questo sogno, mai e poi mai un giorno lo rinfaccerei ai miei bambini!
    E credo che, nonostante la fatica che inizialmente farò a riprendere un ritmo dimenticato, poi la sera sarò felice di riabbracciarli e dedicare a loro le energie rimaste!

    1. Cara Due Volte Mamma, grazie per il tuo commento!!! Anche io ho risposto al tuo articolo proprio contemporaneamente all’arrivo della tua risposta al mio. Capisco quello che dici e direi che anche io l’ho vissuto pur staccandomi dal lavoro solo per pochi mesi. Tuttavia conservo l’idea che, per come sono io e per come vivo io il lavoro, sono più efficace come genitore mantenendo anche la dimensione lavorativa, pur se un pò più che part-time come faccio io. Di sicuro credo che tutto dipenda come ognuno di noi vive la propria scelta o condizione imposta, perchè i bimbi lo sentono…..

  2. marzia

    Mi piace pensare al tema guardandolo da una diversa prospettiva … di che tempo hanno bisogno i genitori per stabilire una relazione soddisfacente con i loro figli? I bambini sono meravigliosi esemplari del “saper essere” che toccano corde emozionali importanti, sono occhi che regalano visioni del mondo che gli adulti hanno dimenticato e sono energia, curiosità attiva e passione per la vita.
    I bambini sanno qual è il tempo che gli viene dedicato semplicemente perché lo sentono, sono gli adulti ad avere la necessità di sentirsi “a posto”, ad aver bisogno di percorrere la strada “giusta”. I bambini non hanno bisogno di genitori “perfetti” ma di genitori che sanno riconoscerli e rispettarli come “individui”, al di là delle esigenze quotidiane, nonostante le scelte lavorative (che spesso per molti genitori non sono scelte ma decisioni obbligate).
    Come genitore sento che mi sono sicuramente persa un sacco di tempo utile con i miei figli, anche lavorando part-time…probabilmente perché ero troppo concentrata su come volevo educarli per accorgermi di quanto potevo imparare io da loro. Sono quindi un genitore “pentito” di aver scelto di lavorare meno per avere più tempo da dedicargli;
    ero io ad aver bisogno di sentirmi una madre migliore, non era una loro esigenza ma una mia debolezza.
    Sarebbero cresciuti più sereni senza una madre rompiscatole costantemente presente?
    … Più sereni non lo posso sapere, ma sicuramente senza una mamma rompiscatole sempre presente, sicuramente sì!

    1. Cara Marzia, grazie per il tuo sguardo, sempre molto acuto e autocritico. E’ molto interessante il passaggio di prospettiva che proponi dal mettersi nei panni dei figli e di quello che potrebbero desiderare, al vestire i panni di genitori più consapevoli di quelle che sono state le proprie scelte (quando è possibile farle), fatte forse più per una forma di narcisismo o di debolezza, come sostieni tu. “L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva Antoine de Saint-Exupéry, non si vede bene che con il cuore. E il cuore dei nostri bimbi è sicuramente grande e permetterà loro di vedere anche oltre quello che c’è!
      Poi io credo anche che una mamma rompiscatole (che si interroga come fai tu) sia sempre meglio di un’alternativa senza..

Rispondi