Quando bloggare è terapeutico

Scrivere come terapia
Sono nel web da poco più di due anni, da quando con Monica abbiamo aperto il nostro blog e abbiamo iniziato a studiare questa nuova modalità di comunicazione, più immediata, più diretta e devo dire che, bazzicando per la rete ed in particolare attraverso il blog, mi sono fatta un’idea che conferma un po’ quello che imparo ogni giorno con il mio lavoro: la gente ha bisogno di confrontarsi, di condividere, di parlarsi, ascoltarsi, cerca fondamentalmente una relazione…di aiuto.

E mi sono fatta l’idea che il web più in generale, e bloggare nella fattispecie, possa diventare un modo per sfogarsi, per raccontarsi, per denudarsi, per dire senza sentirsi giudicate, senza “essere viste”.

Insomma che bloggare possa essere terapeutico.

IL POTERE DELLA SCRITTURA

La scrittura ha da sempre rappresentato un mezzo per “buttare fuori” le emozioni, sia esse negative come dolore, rabbia, frustrazione, siano esse positive, come gioia, felicità, stupore. Anche oggi la scrittura viene utilizzata per liberare emozioni, anche per evitare il rischio che possano produrre reazione esplosive se non esternate per tempo. In questo senso risulta decisamente terapeutico, secondo me, scrivere un blog, dove poter raccontare la propria vita, rielaborando e dialogando di fatto con se stessi in primis.  Questa forma di dialogo interno permette, oltre a dare forma e ordine ai pensieri che spesso di rincorrono nella nostra mente in modo confusivo e privo di senso apparente, di trascriverli su un foglio o su un file, aiutando in questo modo il distacco da emozioni forti e al tempo stesso un effetto liberatorio. Scrivere in un blog permette di superare il “semplice” confronto con se stessi per arrivare al confronto con il mondo esterno.

Ho avuto modo in questi anni di incontrare tantissimi blog e conoscere, anche solo quasi virtualmente, tantissime blogger:

blog sulla famiglia (family o mommy), blog di viaggi (travel), blog sullo sport, blog nati per raccontare una malattia, un’esperienza particolare, blog di moda (fashion), blog di cucina (food), blog per affrontare momenti della vita (nascita, morte, figli, menopausa, divorzi, separazioni, matrimoni, gestazioni, cambio di lavoro, disoccupazione…). Insomma chi più ne ha più ne metta.

Nel corso degli ultimissimi anni la piazza virtuale si è arricchita di tantissimi nuovi blog, alcuni dei quali nati giusto lo spazio di un momento, per curiosità, per cavalcare l’impulso di un attimo e poi quasi istantaneamente chiusi, perchè si sa che per bloggare non serve solo avere buona capacità di scrittura (leggi a questo proposito il post di Silvia Pillole di blogging, ma anche quello di Francesca con Anche l’Italiano… o ancora quello di Chiara 10 consigli per aprire un blog), ma anche continuità, regolarità, passione, costanza, determinazione, tecnica, competenze e background.

La cosa che ho notato però moltissimo, spesso anche indipendente dalla natura del blog o dagli argomenti che tratta, è un aspetto più trasversale, più di fondo, che molti blogger attivano tra un post e l’altro, specialmente nei gruppi di FB che frequentano e o nelle chat che utilizzano: LA RELAZIONE DI AIUTO.

LA RELAZIONE DI AIUTO

E’ un dato di fatto che il blogger cerchi la relazione con altri blogger… fin qui, direi che fa anche parte della sua strategia di comunicazione e di promozione e autopromozione. Ma più sottilmente mi sembra di capire che alcune particolari tipologie di blogger (spesso quelle che più di altre categorie raccontano di figli, di famiglia e di relazioni e quindi maggiormente si trovano a riflettere su queste tematiche, a confrontarsi e a ragionarci su), abbiano più bisogno di cercare la relazione d’aiuto, quella che porta a confidare ad altre blogger conosciute per lo più in rete, fatti personali, aneddoti privati, questioni intime.

Insomma se spesso ho letto da parte di diverse blogger che l’input ad aprire un blog e a scrivere fosse legato più a motivi personali, ossia come forma di terapia, per sfogare emozioni, fatti, situazioni, per poter rielaborare pensieri in modo più lucido, come forma di diario personale virtuale, mi sembra di vedere un’evoluzione di questo proposito in qualcosa di più: la scrittura di per sè, fine a se stessa pur se condivisa aiuta, ma aiuta di più l’attivazione di una relazione con altre persone che si immagina possano condividere ed empatizzare con il nostro stato emozionale. Come se si stesse passando da una forma di autoterapia, ad una più strutturata forma di terapia di gruppo. In un momento in cui sembra che le relazioni on line (ossia quelle indirette e dove manca il contatto fisico e oculare) siano preminenti rispetto a quelle offline, si sente forte la necessità di confidarsi, di confrontarsi. Solo che le norme che regolamentano questo modo di relazionarsi sono diversissime da quelle tradizionali, ed è facile che la mancanza di contatto e la presenza di un filtro virtuale determini una confusività ed una differente percezione di come stanno le cose realmente. Come dice qualcuno il cyberspazio è una realtà virtuale, non reale.

Però è una realtà dove possiamo essere supportati o giudicati da chiunque, e soprattutto in quest’ultimo caso, se il giudizio arriva da una persona che non conosciamo, possiamo “cancellarla” o bloccarla, o anche solo semplicemente accettarla senza esserne particolarmente intaccati, mentre nella vita reale questo è sicuramente più difficile.

Ci avete mai pensato?

 

 

 

 

10 Comments

  1. Io ho aperto il Blog per il bisogno di raccontare quello che stavamo vivendo e accorciare le distanze fisiche… dopo che è nata priscilla essendo”sola” un República Dominicana, avevo bisogno e voglia di parlare e confrontarmi con altre mamme…

  2. Marilisa

    Parole giustissime mi ci ritrovo in pieno e dopotutto quando frequentavo la scuola adoravobscrivere e decorare il mio diario…adesso quello che penso lo scrivo pubblicamente e accetto le critiche (almeno per il momento)
    Però effettivamente non avevo mai pensato alla possibilità unica di “bloccare” chi non vi aggrada

    1. Sì in effetti nel web puoi bloccare, cosa che diverse volte ho sentito fare. A me non è capitato che mi si rivolgesse in modo tale da dover prendere in considerazione questa cosa, ma diciamo che mi interessava la divergenza di comportamento tra vita online e offline da questo punto di vista.
      Grazie di essere passata!

  3. Marina_damammaamamma

    Io ho aperto il primo Blog ormai 4 anni fa e l’ho fatto proprio perché, da neo mamma, sentivo l’esigenza di condividere la mia vita con altre mamme sul web, visto che nella vita di tutti i giorni non ne conoscevo molte… poi il Blog è diventato sempre più importante per me è mi ha fatto conoscere veramente tanta gente 🙂

    1. Grazie Marina, credo che anche il sentire di avere o non avere una rete intorno possa contribuire a trovare strumenti che aiutino a condividere con altri le proprie emozioni e sensazioni. Una delle motivazioni per cui sono nati diversi blog credo….

    1. Alla base credo Silvia che ognuno di noi racconti pensando che quello che dice possa interessare a qualcun altro, altrimenti scriveresti sul diario. Per cui non credo sia presunzione, anzi forse la voglia di condividere piacere ma credo in generale pensieri…
      un bacio

  4. Il mio blog è uno spazio tutto mio dove confrontarmi e crescere . Ho seguito tanti corsi per imparare le tecniche giuste ma se non ci metti il cuore diventa sterile . Hai ragione il web non è solo un cyber spazio ma un luogo dove incontrare nuove persone, conoscere realtà diverse e perché noncreare amicizie

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