Mamma, ma tu a chi vuoi più bene?

Immagine tratta da Kos Og Kaos
Immagine tratta da Kos Og Kaos

Questo post mi è uscito come flusso di coscienza, leggendo un articolo  ripubblicato di recente sul Corriere.it (leggi qui), che accredita come vera la teoria secondo la quale i genitori hanno un figlio preferito, pur non ammettendolo spesso nemmeno con se stessi. E, proprio nel momento in cui mi sono soffermata a leggere l’articolo, mi è venuta in mente la vocina e il visino di uno dei miei tre figli che, in periodi differenti della loro vita ma spesso più di una volta, mi hanno fatto la fatidica domanda:

“Mamma, ma tu a chi vuoi più bene?”

Arghhhhhhhhh!!!!!!!!!

Post parte 1

Nell’articolo si pone attenzione sul fatto che c’è un motivo per il quale nei genitori nasce una forma di preferenza, e viene ricondotta ad una forma di riflesso narcisismo. Cito le testuali parole: “si tende a preferire il bambino che ci assomiglia di più, che ha lo stesso carattere o gli stessi capelli, il bambino-specchio che realizza il nostro sogno di immortalità. E poi il bambino facile che va bene a scuola, non solo perché pone meno problemi, ma soprattutto perché ci risparmia la fatica di dubitare di noi stessi e ci conferma nella riuscita di genitori, grande imperativo della nostra era”.

Ricordo di aver letto più di un anno fa un post scritto da una mammablogger (Morna di 50sfumaturedimamma), che riportava il medesimo articolo (probabilmente anche i giornali riportano l’attenzione sulle cose a periodo alterni!!!!), esprimendo il proprio punto di vista sulla questione. Io, ovviamente, ho tenuto in granaio i pensieri finchè è venuto il momento di fare le pulizie di Pasqua e di liberarmene, e così faccio. Ecco il mio Sarapensiero!

Quando ero piccola, anche io mi sono trovata a fare la stessa domanda ai miei genitori e loro mi rispondevano come si risponde generalmente in questi casi, ossia: “Ma cosa dici? Come puoi pensare che facciamo delle preferenze?” (cioè dando una non risposta e per di più sulla difensiva!!!). Così andavo da mio fratello, l’origine delle mie lamentele, e gli facevo la stessa domanda. Lui, onesto come solo un adorato fratello sa essere con la sua sorellina minore, mi confortava nei miei dubbi……. confermandomeli tutti!!!!!!! Doppio aaaarrrggghhhhhh!!!!!!

Di fatto, in cuor mio, ho sempre pensato che i miei genitori facessero delle preferenze: ma a me è andato tutto sommato di lusso perché eravamo due figli,  e loro avevano attribuito una preferenza sull’uno e sull’altra, zero a zero, palla al centro!!!! Chiaro che chi è figlio unico se la gioca meglio la partita!!!!!

Così, quando i miei figli mi chiedono se ho delle preferenze, non dico mai di no, in modo secco.

Generalmente rispondo così: “Premesso che vi amo tutti allo stesso identico modo e che siete il bene più grande della mia stessa vita (ndr suono di violini a sfondo di questa verità che non può essere omessa!!!), posso dire che ci sono momenti in cui preferisco più te primogenita, altri invece te mezzana, altri invece te piccoletto“.

Come a dire: le relazioni tra le persone, per quanto animate dai sentimenti più buoni e più amorevoli del caso e per quanto fondate su basi solide e profonde, non sono statiche, mutano, variano in funzione di tantissimi variabili.

Per cui se con preferenza intendiamo innanzitutto una relazione tra due persone, caratterizzata da sintonia, accordo, maggiore empatia, benessere, allora sì: io faccio delle preferenze tra i miei figli. Perché mi capita di essere più in sintonia con l’uno piuttosto che con l’altro, o maggiormente empatica in alcune situazioni con l’una piuttosto che l’altra.

Queste preferenze, tuttavia, sono mutevoli, circostanziate, cangianti, così come una relazione può essere modificata e modificabile in virtù del momento, delle aspettative, dell’umore, della stanchezza, dello stress, della rabbia, della delusione, del lavoro di entrambi i soggetti….insomma di tantissimi fattori.

Io ne parlo molto apertamente con loro, soprattutto con le più grandi, perché credo non riuscirei (come non sono riusciti i miei genitori con me) a dissimulare la cosa. Io mi rendo perfettamente conto quando “preferisco” un figlio all’altro, perché attivo dei comportamenti reattivi molto chiari, evidenti, che sottolineano un mio disagio. E sottolineo UN MIO DISAGIO. Quando si attiva una preferenza, secondo me, lo si fa in relazione a noi stessi, a quello che ci fa stare meglio, a quello che ci aspetteremmo, a ciò che tolleriamo di più da un nostro figlio, così come da un nostro amico, da un nostro parente. In questo senso concordo con quanto afferma l’articolo parlando di riflesso narcisistico. Questo, però, non significa mettere in discussione l’affetto e il sentimento che proviamo per loro, ma lasciarsi influenzare e condizionare da un comportamento, magari inaspettato, del momento.

Faccio un esempio: mi capita di stare benissimo con una mia figlia oggi, di andare d’accordo con lei, di trovare una bella sintonia mentre con l’altra no; e il giorno successivo, quand’anche addirittura l’ora successiva, “sentire” accadere l’esatto contrario. Cosa cambia in un tempo così ridotto? Certo potreste pensare io possa essere decisamente bipolare con questo comportamento (e non nego potrebbe essere una spiegazione 😉 ), tuttavia credo che possano modificarsi le reazioni a dei comportamenti. Può essere che mentre io sono aperta e disponibile con i miei figli, uno di questi, per una motivazione qualsiasi ma per lui incontrollabile, cambi atteggiamento nei miei confronti (o viceversa io con lui) e di conseguenza si modifichi la relazione. In quel momento gli equilibri si alterano e avvertiamo un disagio. Chiaro che se io sento questo, sono portata ad andare verso chi il disagio non me lo fa provare, e quindi tendenzialmente un altro soggetto (o figlio). Vi ci ritrovate?

Capita che se sono molto stanca o stressata io abbia più piacere a stare in compagnia con il figlio che in quella circostanza mi alleggerisce con la sua simpatia, la sua spensieratezza; così come capita che se ho voglia di affrontare un argomento di un certo tipo preferisco confrontarmi con la figlia maggiore, che ha più strumenti per parlare con me sulla tematica. Anche questa è una preferenza no? Perché gli altri due potrebbero sentirsi trascurati da questa maggiore attenzione data all’uno o all’altro.

Credo che sia un gioco di equilibri, credo ci venga richiesta una giocoleria che a volte non è in grado di mantenere in sospensione gli oggetti per riprenderli senza farli cadere rovinosamente a terra.

Come adulti non ci si aspetterebbero reazioni così da parte nostra, dovremmo saper tollerare, comprendere, incassare, reagire “come se nulla fosse”, ma io ammetto che non sempre riesco. E quindi agisco una preferenza temporanea.

Però lo dico. Mi capita di prendere da parte la figlia “non preferita in quel momento” e dirle che quando si comporta in un certo modo o risponde in un tal altro, mi infastidisce a tal punto da non avere piacere di stare con lei in quel momento. Così come sono sicura che anche lei non abbia piacere di stare con me o di parlare con me quando io le provoco un fastidio. La sostanza della nostra relazione non cambia, ma nella forma si provoca un temporaneo allontanamento emotivo. Che solitamente, proprio perché le basi sono solide, sfuma in pochissimo tempo.

A breve usciremo con il post parte 2….. (sembra una minaccia eh?)

Voi amici cosa ne pensate? Vi capita di sentirvi fare questa domanda? Cosa rispondereste?

firma_Sara

 

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