La segheria veneziana

La segheria veneziana

Trovo sia molto educativo far conoscere ai bimbi la vita di un tempo, i mestieri che stanno scomparendo o che sono stati sostituiti dalle macchine, come l’ultima riscoperta che abbiao fatto: la segheria veneziana di Cavalese, in Val di Fiemme. Si tratta di una zona famosa per i suoi legnami fin dal medioevo, quando i più famosi liutai venivano a scegliere i migliori abeti per creare i loro più famosi strumenti, i boschi erano un bene prezioso da sfruttare, oltre al commercio veniva quindi adoperato per il bisogno dei locali.

Fasi di preparazione

La segheria è rimasta in funzione fino al 1973, per i 4 mesi invernali ininterrottamente giorno e notte, con un turno di 12 ore ciascuno si avvicendavano due segantini, uno da mezzogiorno a mezzanotte e uno da mezzanotte a mezzogiorno, con temperature che potevano scendere anche oltre i 20°C. Rispetto ai boscaioli erano anche fortunati perchè potevano andare a scaldarsi qualche minuto negli ambienti adiacenti, che erano sempre riscaldati e dove potevano andare a dormire a fine turno. La sega non poteva mai essere fermata o sarebbe gelata per il freddo e l’operazione per fermarla era troppo laboriosa perchè convenisse farla per poche ore di pausa; poi lavorare qualche ora in più consentiva di portare a casa uno stipendio un po’ più sostanzioso, visto che la paga era a cottimo.
L’avventura del tronco iniziava naturalmente dal bosco, dove veniva scelto dai boscaioli e tagliato. Una volta radunati una decina di tronchi, il portantino li legava tra di loro con catene piantate con chiodi alle estremità: il primo tronco era caricato sulla slitta trainata da un cavallo ben addestrato e si andava a valle con molta attenzione e usando le catene come freni: L’operazione doveva essere fatta con molta attenzione e maestria, per non perdere il carico, il cavallo o peggio la vita.

La segheria in funzione

Arrivati alla segheria, i tronchi venivano accatastati in attesa che il segantino li preparasse. Veniva posizionato nella slitta della segheria, misurato il calibro del tronco e fissato bene con perni adeguati alla misura dell’asse da ottenere. Vedere mettere in funzione la sega è stata una vera emozione: una volta aperta “la chiusa” a monte per aumentare la portata d’acqua che arrivava al mulino, il nostro cicerone ha azionato la sega, che ha iniziato a muoversi su e giù, raggiungendo in pochi secondi la giusta velocità di lavoro, così ha sbloccato anche la slitta che ha iniziato ad avvicinare il tronco ed ecco che è nata sotto i nostri occhi una bella asse. Tutte le assi e il materiale erano, come la segheria, di proprietà comunale e poteva venire richiesto dai locali a secondo del bisogno. Chi doveva costruire casa, se anagraficamente risiedente in valle, poteva fare richiesta della cubatura di legname necessario, dopo lo studio del falegname. Anche i prodotti di scarto della segheria erano a disposizione dei valligiani, la segatura veniva pressata in bidoni per fare un economico e molto efficiente materiale per il riscaldamento. La segheria poteva anche essere un luogo di svago per i bambini locali, quando il segantino lo permetteva – di solito il giovane era più permissivo – si sedevano tutti sulla slitta per fare un “giro”, tutti seduti sul bordo finchè la campana suonava e avvisava la fine del tronco e della loro corsa, visto che la sega si avvicinava pericolosamente.

Il riposo

Il rifugio posto a fianco della segheria era semplice ma confortevole, con una stufa sempre accesa che scaldava l’ambiente e i pasti, portati dalle mogli, ed un giaciglio dove dormire.

Dove trovarla

Una bella esperienza per conoscere gli usi e l’economia della montagna ed un tempo ormai passato, ma ancora così vicino.

Chi fosse interessato alla visita, la segheria è aperta con un bravissimo cicerone tutti i giorni, alle 16.30 il lunedì/mercoledì/venerdì e al mattino alle 10 il martedì/giovedì nella discesa che da Cavalese va alla cascata (fondovalle), si può raggiungere in pochi minuti anche a piedi sia dalla strada che da un bel sentiero panoramico segnato come “le vie della storia”, la trovata qui.

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