La paghetta ai figli sì o no: questo è il dilemma!

paghetta

Recentemente a scuola da mia figlia grande hanno affrontato con la psicologa l’argomento paghetta. In casa di paghette non ne abbiamo mia parlato, anche perchè nessuno dei figli ha mai tirato fuori il tema: se hanno bisogno di soldini per compleanni, una cioccolata con le amiche, una pizza di solito ce li chiedono. Non c’è una cifra settimanale per queste cose, che non sono ancora la normalità. Ma l’argomento in classe ha sollevato opinioni contrastanti, alcune a favore della paghetta, altre invece decisamente contrarie.

Dunque è giusto dare la paghetta ai figli? Sì o no? 

A FAVORE DELLA PAGHETTA

Ci sono diversi punti a sostegno della paghetta per i genitori e i ragazzi che ne sono favorevoli e anche alcuni psicologi hanno studiato il tema, tanto che proverei a fare un elenco di punti per il sì:

  1. la paghetta serve per rendere i figli autonomi (soprattutto a partire da una certa età, verso l’adolescenza).
  2. la paghetta consente ai ragazzi di sentirsi più liberi, più autonomi e non sentirsi in difficoltà rispetto agli altri, perchè nella possibilità di avere a disposizione del denaro di cui poter usufruire.
  3. la paghetta consente ai ragazzi di diventare più consapevoli del valore del denaro, perchè devono amministrare una somma per una settimana (o un mese intero) e quindi devono essere in grado di fare i conti e temporizzare le spese, per non rimanere senza soldi prima del tempo. Questo comporta la pianificazione delle spese.
  4. E’ una sorta di educazione al risparmio.
  5. la paghetta deve essere proporzionata alla vita che il ragazzo conduce, questo significa nè troppi soldi, nè troppo pochi: troppo significa indurre ostentazione e troppo poco significa mortificazione.

 

CONTRARI ALLA PAGHETTA

  1. La paghetta non serve perchè quando il ragazzo ha bisogno di soldi si discute insieme sul loro utilizzo, e in questo modo lo si aiuta a valutare l’entità delle spese da affrontare, il senso che hanno, il peso economico, aiutandolo a discriminare quando vale la pena spendere e quando si possono utilizzare soluzioni alternative.
  2. Se il figlio vuole uscire per una pizza, deve fare un regalo per un compleanno, esce con amici per un giro chiede ai genitori che valuteranno quanti soldi dargli/affidargli.
  3. i ragazzi debbono imparare che i soldi devono essere guadagnati e non se ne dispone senza alcuna fatica, e devono essere spesi per cose necessarie e non frivolezze, pertanto la paghetta potrebbe fomentare un utilizzo errato del denaro.
  4. i soldi possono essere dati soltanto in cambio di un compito da portare a termine. Niente “paghetta” fissa, ma è preferibile una retribuzione dietro il raggiungimento di un obiettivo.
  5. la paghetta settimanale o mensile crea dipendenza dei figli, che aspettano il momento di ricevere il “loro” denaro senza immaginare nè proporre come possibile il fatto di conquistarsi una piccola somma prodigandosi in un lavoretto, nell’aiutare in un compito a casa per esempio.

 

Ciò che emerge da diverse ricerche di psicologie e pedagogisti in merito è che la paghetta, che ne siamo favorevoli o contrari, non deve risultare l’esito di un contratto sul rendimento scolastico: a scuola occorre impegnarsi a prescindere, è un dovere che non deve essere retribuito se non in casi particolari, quando per esempio si vuole riconoscergli uno sforzo particolare, sottolineare un risultato raggiunto con molto sacrificio e impegno. Solo in quel caso, sostengono gli esperti, è possibile rendere un eccezione una regola generale. Ma anche in questi casi occorre comunque prestare molta attenzione.

Qual è la vostra esperienza in merito? Siete favorevoli o contrari alla paghetta?

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