La maternità per me

Maternità

Se qualcuno mi chiede da quanti anni sono mamma devo fermarmi a pensare un attimo perchè non mi viene naturale fare il conto: fisiologicamente lo sono da 13 anni, ma mentalmente da tanto tempo prima. Io sono quella che fino a circa 16-17 anni non vedeva nemmeno i bimbi per strada, non si accorgeva quasi della loro presenza sulla faccia della terra: certo erano carini, bellini, buffini, ma niente di più. Poi ad un certo punto qualcuno deve avermi fatto decisamente un incantesimo e ho iniziato a pensarmi sempre e solo come madre. Pur non essendolo. Pur non potendolo essere per molto tempo comunque, considerando gli studi miei, del moroso, la mancanza del lavoro, della casa…e si sa che già due cuori e una capanna sono complicati, figuriamoci tre di cui uno appena palpitante ed esigente di una serie di attenzioni!

Ad ogni modo la maternità per me è sempre stata presente, potrei dire proprio ingombrante (nel senso che occupava gran parte dei miei pensieri e stava anche decisamente preoccupando chi mi era di fianco…..).

COME E’ NATO IL SENSO DI MATERNITA’ PER ME

Quali sono stati i segnali per i quali ho capito che il desiderio di maternità mi stava un tantino sfuggendo di mano?

Eccoli, non in ordine di priorità:

  • Vedevo un bimbo piccolo e lo sgolosavo (da bavetta alla bocca proprio!!!);
  • vedevo una carrozzina e ci infilavo la testa dentro, con o senza permesso;
  • incontravo una neomamma e mi fermavo a fare complimenti a profusione, lallando simultaneamente con il cucciolo che portava con sè, ed ero straconvinta che mi capisse perfettamente;
  • sentivo un pianto e mi veniva da correre verso l’origine del suono con il cuore in gola e il sudore alla fronte, facendomi largo tra le persone perchè pensassero fossi la mamma;
  • andavo a fare shopping e DOVEVO fermarmi nel reparto neonatale a far correre la mano sui microvestitini appesi, e spesso ne ritrovavo uno alla cassa;
  • ho iniziato precocemente a fare la babysitter (e sì, si fidavano di me!!!!);
  • ho iniziato a leggere libri di puerperio quando ancora nemmeno sapevo cosa significasse la parola “puerperio”!
  • strappavo di braccio i bimbi di parenti e amiche con il solo intento di sprofondare il naso nella loro peluria e crosta lattea, ridendo come un’ebete se mi rigurgitavano sulle spalle, ballando per tutto il tempo per accondiscendere al loro presunto desiderio di dindolamento, bruciando sul tempo chiunque per il cambio del pannolo, ringhiando se mi si addormentavano in spalla e mi veniva chiesto di rimetterli in culla per evitare si abituassero alla spalla;
  • mi incantavo a guardare sospirante i bambini quando dormivano, giocavano, mangiavano, ridevano, piangevano, immaginando di avere nel futuro più prossimo (meglio ancora se fosse stato nel presente), una casa piena di guanciotte rosse e riccioli neri (ovviamente nel sogno ad occhi aperti i bimbi sarebbero tutti assomigliati alla sottoscritta!!!!);
  • Comprendevo che il mio desiderio di maternità quasi prescindeva dall’eventuale desiderio di paternità di chi mi stava accanto….quisquiglie!!!!!

LA MATERNITA’ PER ME

La maternità per me è stato ed è un a priori. Non riesco ad immaginarmi senza bambini, anche se penso che di fatto il mio senso di maternità non sia determinato solo dall’aspetto biologico. Va oltre, si rivolge in generale ai bambini, tutti, sto bene con loro, mi stupisce la loro curiosità, ingenuità, intelligenza, fantasia, i loro movimenti, gli sguardi verso il mondo, l’incanto dei loro occhi verso quello che a noi non ha più niente da raccontare, la positività che hanno nei confronti di tutto, forse anche la necessità di protezione. Sì, credo che sia questo che più mi ha sconvolto e ha stravolto il mio modo di vivere: il dovere di prendermi cura di qualcuno ed ora la mancanza di poterlo fare nello stesso modo di 13 anni fa.

Oggi sento:

la mancanza di un passeggino da spingere, di una fascia da portare addosso con dentro un pezzo da 5 kg del mio cuore, la mancanza di nutrire un essere vivente con una parte di me stessa, di sostenere e trattenere in braccio, la mancanza di interpretare un bisogno espresso con un pianto o con una smorfia, la mancanza di un profumo, di una bocca a cuore che dorme, di uno sguardo pieno di amore dritto dritto nei miei occhi, la mancanza di sentirmi davvero utile, come mai mi sono sentita nella mia vita; la mancanza dei pannolini e del fasciatoio, del rito del cambio; mi manca non essere più la mamma-koala e l’avere sul fianco un bimbo che prende naturalmente la mia forma anatomica (o io la sua); mi manca avere il suo orecchio spalmato sul mio cuore e sentirlo dormire su di me; mi manca la pancia, anche solo l’idea.

Certo non mi mancano le occhiaie colme di ore perse di sonno (oggi le ho, ma sono domiciliate sotto ai miei occhi per diritto di proprietà), il sonno interrotto 10 volte in una notte, il senso di impotenza dovuto alle coliche o al non sapere come interpretare un loro disagio; non mi manca la preparazione delle basi di verdura e degli omogeneizzati, l’odore delle pappe pronte; non mi mancano le notti sul divano con un pupetto addosso che non ne vuole sapere di chiudere occhio; non mi manca fare la spesa con quintali da portare su un solo braccio perchè l’altro braccio è impegnato con un bambino al collo; non mi manca il mal di schiena dell’essere stata una mamma-koala, nè le braccia anchilosate mantenute per ore nella stessa posizione per scongiurare il risveglio del cucciolo; non mi manca fare l’inventario delle cose da portare via ad ogni minimo spostamento prevedendo tutto quello che potrebbe servire per il piccolo di turno durante una trasferta (anche se dal secondo in avanti tutto è stato più easy)!

Insomma sono in una fase della mia vita dove sfoglio la margherita dei “mi manca” e “non mi manca” senza sapere ancora bene quale vorrei che fosse l’ultimo petalo da staccare.

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