Il rito magico della tavola

stare seduti a tavola
stare seduti a tavola

Ascoltare le mamme è una cosa meravigliosa, anche perchè mi conferma nell’idea che ci sia bisogno di confronto e che abbiamo voglia di poterci raccontare e di poter ascoltare idee nuove.

Come spesso capita, anche questo post me lo ha suggerito un’amica, o meglio alcune mie amiche mamme, alle prese con il far rispettare ai loro figli il momento del pranzo e della cena insieme. Vi ci ritrovate in questa lotta epica????

Devo innanzitutto dire che per me la tavola e lo stare a tavola insieme ha sempre voluto dire molto, fin da quando ero bambina. Ricordo che mio padre ci ha sempre tenuto che mangiassimo tutti insieme e che rispettassimo il momento della tavola, come uno dei pochi momenti in cui ritrovarsi insieme.

Le cose ovviamente cambiano a seconda dell’età dei figli: la tavola da momento di frenesia, caos e andirivieni dei primi anni di vita dei bimbi, si trasforma in luogo di confronto e di dialogo quando sono un po’ più grandini (io ancora a questo stadio non sono arrivata, ma diciamo che lo pregusto!!!), per arrivare ad essere un luogo di passaggio allestito per ospitare agli orari più disparati le bocche dei nostri figli ormai grandi, che la vivono più che altro come un piano di appoggio per il cibo da consumare in piedi alla velocità della luce.

In questo post parliamo soprattutto di bimbi in età prescolare, che fanno molta fatica a stare a tavola e che tendono ad alzarsi ripetutamente o a sgusciare via dalla sedia non appena giriamo loro le spalle. Cosa fare (escludendo l’ipotesi balenata nella mente di molti, di legarli alla sedia!!!)?

Ma soprattutto: cosa ci interessa di più?

Che noia stare a tavola!
Che noia stare a tavola!

Dico questo perchè una delle più grandi preoccupazioni di noi mamme è che i bimbi mangino! Non è tanto o solo che stiano seduti a tavola (visto che magari poi paciugano, si sporcano, giocano con il cibo o con l’acqua, gridano…), ma soprattutto che mangino e quindi il fatto che si allontanino ci dà l’idea che non abbiano avuto tempo per mangiare. Condividete?

Ma è questa la cosa per noi più importante? O ci preme che imparino un’abitudine, che vivano la tavola come momento in cui stare insieme, ridere, bisticciare, esprimersi, raccontare, ascoltare ecc ecc? Beh, detta così sembra una domanda un pò retorica, me ne rendo conto!! 🙂

Se però la pensate così, allora occorre dare delle linee di comportamento, coerenti, rigorose ma che abbiano come contropartita quello di trovare anche un piacere nello stare a tavola, perchè diventi un rito un po’ magico.

Ad esempio imparando a coinvolgere anche i più piccoli nelle discussioni, chiedendo il loro parere, rendendoli protagonisti insomma, oppure inventando “giochi con le parole”, in modo tale da interessarli allo stare seduti, senza indurli all’isolamento. Si sa che se hanno qualcosa da fare, qualcosa anche sotto forma di gioco, i piccoli sono attratti come calamite! Allora può essere utile a tavola non portare degli oggetti di gioco, ma usare le parole e la fantasia per inventarne uno, che li renda partecipi.

E’ inutile rincorrere per tutta casa con il cibo un bimbo che non ha interesse nel cibo o non è attratto dallo stare a tavola. Cambiamo prospettiva: nel dare la regola che si sta seduti a tavola finchè non si è finito di mangiare, creiamo la possibilità che lo facciano trovandoci un minimo di piacere (il piacere dell’adulto è diverso da quello del bambino).

Della serie: la regola va rispettata comunque, ma magari se il “boccone” da inghiottire è meno amaro ne va del benessere di tutti!!!!!

Che ne dite amici? Avete altri suggerimenti da darci?

 firma_Sara

 

 

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