Ho 44 anni e sono un cacomela

E’ risaputo che la fine dell’anno è spesso un momento dedicato ai bilanci, a fare un check di quello che è stato l’anno trascorso e a pensare ai buoni propositi per l’anno che verrà. E’ un momento in cui si tirano le somme.

Anche il compleanno è un giorno nel quale si riflette di massimi sistemi, di paradigmi esistenziali, si volta il capo indietro per vedere quanta strada è stata percorsa, si guarda innanzi per nuovi buoni propositi per il futuro. E’ un momento in cui si tirano le somme: chi sono? Cosa ho fatto? Cosa mi riserverà il domani?

Quando fine dell’anno e compleanno combaciano o ti carichi a molla…o ti deprimi a manetta!!! Oppure senti di avere sempre più la natura di un cacomela e te ne freghi altamente.

Quando arrivi a 40 anni senti dire da più parti che stai per entrare in una delle fasi più belle e interessanti della tua vita. Ed è stato vero, almeno per me.

Entrare nella quarta decina dei propri anni significa entrare in pieno possesso della o delle proprie consapevolezze, sentirsi più sicuri di sè, prendere coscienza delle proprie possibilità e anche dei propri limiti..insomma per quanto mi riguarda significa diventare un cacomela.

Mentre negli “enta” pensavo solo a dovermi definire, essere qualcosa o qualcuno di preciso, ero contenta quando per me esisteva un aggettivo qualificativo netto, ed era questo che mi dava una certa sicurezza, gli “anta” li vivo completamente in modo ribaltato. Da cacomela insomma.

Il cacomela per sua natura è un incrocio tra caco e mela appunto, per cui è un ibrido. Può accontentare chi è ghiotto di entrambi i frutti, come del resto non accontentare nè gli uni nè gli altri. Insomma può piacere come no. L’idea di non poter e nè dover piacere a tutti è stata per me davvero una scoperta grandiosa. Forse per educazione, forse per carattere, ho sempre avuto un certo adattamento darwiniano alla (mia) sopravvivenza.

Arrivare a 44 anni suonati oggi mi fa pensare con un certo realismo che non solo mi sento un cacomela, ma voglio anche esserlo. Per una come me non è stata una conquista facile nè scontata, ma un percorso, talvolta (spesso) faticoso. E sicuramente ci saranno ancora momenti nella mia vita in cui vorrò essere solo caco o solo mela per compiacere gli altri, ma scrivere nero su bianco questa nuova consapevolezza mi aiuterà a difendere la mia identità, consapevole che non si può nè si deve essere mangiati da tutti, perchè tutti hanno diritto di scegliere di cosa cibarsi. Come del resto io stessa ho diritto di scegliere se essere più caco o più mela a seconda di come mi sento, perchè dentro ho nature diverse.

Sentirsi cacomela alla vigilia (perchè di fatto sono nata poco prima della mezzanotte) dei miei 44 anni è una forma di grande liberazione: da stereotipie ereditate, da stigmatizzazioni, da forme di coercizione. Porta con sè quella certa libertà che arriva solo con l’età, quella sorta di sensazione per la quale oggi posso dire e fare quello che voglio davvero. Senza troppa preoccupazione delle conseguenze sociali. Senza troppa preoccupazione di quello che potrebbero pensare gli altri.

E’ un pò come dire: “Ehi gente, sapete che c’è? C’è che se anche a volte sono più caco, a volte più mela, a volte entrambe le cose, non cambia la sostanza. Sono ciò che nel corso di questi 44 anni avete conosciuto, che alcuni di voi amano follemente, altri decisamente meno, altri ancora cercano di decifrare, ma rimango sempre io“.

E forse non è tanto l’effetto che si trasmette agli altri sentirsi cacomela, ma più la sensazione che risuona in se stessi: apre un grande nuovo spazio di possibilità. Era un po’ come quando da bambina ti dicevano: non puoi stare con due piedi in una scarpa, devi decidere chi vuoi essere.

Oggi mi chiedo perchè.

Oggi dico che forse la verità è che se si vuole davvero vedere come sono le persone, non si deve fare altro che guardare (“Wonder”).

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