Gualtieri, la sua piazza e la sua golena

Piazza Bentivoglio

Si è appena conclusa una delle manifestazioni forse più timide e poco pretenziose del territorio della bassa padana, una tre giorni in viaggio in uno dei piccoli borghi con la piazza più bella in assoluto di tutta l’Italia (e questo non lo dico solo io, ma è un dato oggettivo!): parliamo di Gualtieri.

Gualtieri mi ha contenuta nella mia infanzia, è stato il paese che ho conosciuto da bambina e ogni volta che torno è un tuffo al cuore. Ricordo tutto ciò che ho vissuto nei primi dieci anni della mia vita: l’asilo, la parrocchia e la Chiesa, le scuole elementari, la via di ciotoloni che porta da piazza Cavallotti alla torre dell’orologio, e la grande piazza con il suo palazzo: piazza Bentivoglio.

Sebbene siano passati ormai più di 30 anni da quando ci siamo trasferiti, tornare a Gualtieri è sempre un’emozione, anche se il tempo trascorso ha cambiato tante cose del mio paese, soprattutto quella via in cui per 10 anni ho vissuto la mia vita.

Ma quando in questo periodo viene organizzato Viaggio a Gualtieri, il richiamo è come quello delle sirene per Ulisse, di quelli che non puoi fingere di non sentire.

Viaggio a Gualtieri è una tre giorni intensissimi, ricchi di avvenimenti e di eventi in cui tutti i luoghi più caratteristici e significativi di Gualtieri possono aprirsi al viandante: Palazzo Bentivoglio e il Museo Ligabue, la Collezione Umberto Tirelli, il Teatro Sociale di Gualtieri, le chiese della Madonna della Neve e dell’Annunziata. E in particolare tutti quegli spazi che normalmente rimangono chiusi la maggior parte dell’anno: l’Oratorio della Concezione, la Chiesa di Sant’Andrea, Villa Malaspina, gli impianti idrovori del Torrione, la Torre Civica, Palazzo Greppi, le acque di golena.

Ed è proprio la golena che esprime io credo tutta la personalità di questo territorio, la sua accoglienza, la sua semplicità, il rispetto e la voglia di fare festa insieme. Nella golena, tra l’Isola degli internati e il Porto Vecchio, il viaggiatore si lascia accompagnare senza meta tra i pioppi, gli arbusti e le numerose cave d’acqua. Finché, improvvisamente, senza quasi accorgersene, riesce a scovare come in una classica caccia al tesoro, i capanni su palafitta: mimetizzati tra la vegetazione e perfettamente integrati con la natura, sono i padroni incontrastati di questa parte di golena, una volta adibiti alla pesca ed oggi luoghi in cui stare insieme e condividere storie, recenti e passate. Essi sono incredibilmente diversi tra loro, testimoni delle diverse personalità che oggi li hanno voluti e sistemati, alcuni su piloni ad altezze differenti, altri galleggianti su barconi in cemento, ed altri ancora vecchie roulotte sollevate su pali. Camminare per la golena, in questi giorni, ma per tutta la stagione riscaldata dal sole, significa scambiare due parole ad ogni curva del sentiero, non sentirsi mai di troppo nemmeno tra persone che si conoscono solo di nome (e forse nemmeno quello), sostare ad ammiare le anse del fiume, i rumori della natura e gli odori di cibo, a volte di umido, in generale di vegetazione. In questo periodo dell’anno, a tutto questo si aggiunge lo scricchiolio delle foglie secche e i colori della natura in tutte le sue tonalità di verde, di giallo e di marrone.

(Il capanno nella foto è Capanno Escondido, uno dei più belli e colorati di tutta la golena!!!)

Dalla golena alla piazza di Gualtieri è un attimo e non è davvero pensabile lasciare il paese senza approfittare della vista di piazza Bentivolgio dall’alto. Percorrendo una minuscola scala a chiocciola di pietra, si accede al balcone della torre dell’orologio, quell’orologio che appartiene ai ricordi della mia infanzia, e che domina insieme a palazzo Bentivoglio la piazza omonima. Da lassù la piazza è ancora più imponente e perfetta di come si possa vedere da terra.

E se si è fortunati come lo siamo stati noi, si può beneficiare delle storie raccontate da uno dei personaggi ormai storici di Gualtieri, Torelli, la cui memoria è ricca di aneddoti e di racconti curiosi sul paese e la sua storia. Noi abbiamo anche carpito il modo di cucinare le pesche ripiene, e ci veniva l’acquolina in bocca solo a sentirne raccontare la preparazione!!!!

Se vi abbiamo incuriosito abbastanza, a questo punto non potete fare altro che venire in questi luogo, assaporarne i sapori, osservarne i colori e le opere, perpepirne la storia, e fermarvi ad un capanno per una fetta di salame e un bicchiere di lambrusco!

 

 

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