Franz va a calcio….ma non era nato ieri?

Franz va a calcioSono entrata ufficialmente nello stadio “madre di bimbi grandi”. Sono finiti gli anni delle poppate, delle notte insonni (e qui tiriamo tutti in coro un respiro di sollievo, grazie!!!), del cambio del pannolino, delle vomitate sul vestito appena ritirato dalla lavanderia, dei ciucci in ogni dove della casa, delle microtutine appese allo stendino (Dio, come mi mancano!!!), delle pappine e pappette insapore, dei giochi sparsi dappertutto (no, quelli ci sono ancora), delle paroline incomprensibili e del tipico odore da neonato da respirare a pieni polmoni.

Franz ha iniziato il calcio per prova e io mi sono guardata alla specchio (individuando l’ennesimo capello bianco) chiedendomi come diavolo abbiano fatto a trascorrere questi quasi 6 anni così velocemente! Ma non era nato ieri???

IL CALCIO, UNA PASSIONE DA QUANDO ERA PICCOLO

 

Non sono la mamma fanatica del calcio e del fatto che il proprio e unico figlio maschio debba scegliere e giocare a questo sport. Ma figuriamoci!! Fosse per me potrebbe fare danza tanto quando uno sport considerato tipicamente “da maschio”, l’unica cosa che mi interessa è che scelga per passione e per divertimento. L’ambito calcistico amatoriale peraltro è spesso all’attenzione della cronaca per essere particolarmente conflittuale e poco rispettoso a causa del comportamento dei genitori, per cui non bramo di dover assistere a episodi poco educativi quanto imbarazzanti per i ragazzi che sono in campo (a questo proposito potete leggere I bambini e lo sport: l’adulto cosa c’entra?).

Franz devo dire che da quando ha iniziato a camminare, e forse già quando giocava da seduto, ha sempre manifestato una certa predilezione per la palla. Considerando che è il terzo figlio di due sorelle femmine che hanno sempre fatto ginnastica artistica ed equitazione come sport, la palla non era tra i giochi più in uso in casa nostra. Così quando ha iniziato ad esprimere le proprie preferenze è arrivato il pallone e poi la porta da mettere in giardino e le giornate hanno iniziato ad essere scandite da calci, pallonate, tiri in porta. Franz sembra adorare il calcio, gli piace tirare la palla, fare goal, cadere per finta, parare. Tanto che ha iniziato a dire che lui da grande vorrebbe fare calcio come sport.

CALCIO PER PROVA

Non so se sia così in tutti i paesi, ma nel nostro la Società sportiva che si occupa dei principali sport (pallavolo, calcio, ginnastica, basket) consente ai bimbi che lo desiderano di sperimentare per due mesi, una volta alla settimana, lo sport preferito per permettere loro una scelta più consapevole dell’attività che avranno intenzione di fare.

Quindi Franz ha deciso di provare calcio, insieme peraltro ad un nutrito gruppetto di amichetti della Scuola dell’Infanzia. Considerando che mio figlio non si può definire cuor di leone, non ama il contrasto (men che meno fisico), ha ancora un ego smisurato e fatica, almeno nel gioco domestico, a tollerare che qualcuno possa rubargli palla, diciamo che non ero particolarmente ottimista su questa esperienza. Tra l’altro durante le prime volte della prova, sarebbe il caso che il genitore (lo zio, il nonno…ma poi è sempre la mamma!!) rimanesse presente per tutte e due, e ripeto due, ore di allenamento dei piccoli esaltati   cuccioli. Quindi mi sono convinta che avrei dovuto raccogliere i pezzi (e le lacrime) di Franz che sarebbero inevitabilmente caduti a terra non appena si fosse reso conto che il calcio non è esattamente lo sport individuale e delicato che si aspettava. E invece, mi sono dovuta ricredere.

SPIRITO DI SQUADRA E SENSO DELLO SPORT

E non potete immaginare quanto mi sia commossa e riempita il cuore per quello a cui ho assistito. Queste piccole mini-personcine-del-domani, sono scese in campo tutte con la maglietta della società, e già qui il loro petto era gonfio di orgoglio ed eccitazione. Nonostante fossero circa una ventina di seienni con 4 allenatori, sono stati attenti, concentrati, in ascolto delle indicazioni del loro coach (o come mi ha riportato Franz “coccio”) senza fiatare, eseguendo attentamente le richieste e ritornando disciplinatamente ognuno al proprio posto. Tra di loro si guadavano, ridevano, si commentavano, si incitavano, si lodavano e si incoraggiavano, ma il tutto senza strafare, con grandissimo affetto. Il rispetto e lo spirito di squadra si era impossessato di loro e questa è stata la cosa più meravigliosa!!!

E’ incredibile come dei piccoletti possano insegnare agli adulti il senso e il valore dello sport, come hanno fatto loro in questa prova. Ognuno di loro, pur anche se non protagonista del risultato che via via riuscivano a produrre negli esercizi o nella piccola partitella di fine allenamento, esultava e gioiva con i compagni del goal fatto, o dei tentativi messi in atto. Si sentivano grida di incoraggiamento, si vedevano piccole pacche sulle spalle di supporto, gesti di esultanza per la propria squadra e questa è la cosa in assoluto più importante che hanno sperimentato.

Poco importa se Franz non ha del tutto capito che il gioco del calcio comporta un minimo di possesso di palla, che occorre scartare l’avversario, cercare di prendere il pallone, mentre lui di fatto spesso si trovava a correre da una parte all’altra del campo seguendo con lo sguardo quello che facevano i compagni: lui è stato con loro, si è sentito comunque parte e per lui l’importanza era la squadra e non il risultato prodotto (o non prodotto) dal singolo.

Al massimo, se dovesse cambiare idea, non lo vedrei male come centometrista!!!! Ha delle gran belle falcate mentre corre!!

 

 

2 Comments

    1. Proprio vero, poi man mano che “cresciamo” più aumenta la nostra sensibilità sui figli e la lacrima, almeno per quanto mi riguarda, è onnipresente!!!!!!
      Brutto lavoro diventare….sagge!!!!! 😉

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