Forse non posso proteggervi, ma voglio lasciarvi liberi di vivere

liberi di vivere

All’indomani della strage di Manchester e di quella di Londra, all’indomani dell’ennesimo attacco alla libertà e alla vita, mi fermo a pensare come probabilmente sta facendo la gran parte del genere umano e il mio pensiero, assordante e muto al contempo, va a voi, miei figli. Da quando sono madre voi siete ciò che vedo davanti agli occhi della mia mente al mattino, e ciò che bacio sulla fronte prima di addormentarmi.

Voi siete LA vita, buona parte anche della mia. E penso che sicuramente non sarò mai in grado di proteggervi come vorrei e comunque sempre meno rispetto a quello che avrei potuto.

Ma quello che desidero per voi è lasciarvi liberi di vivere la vostra vita.

Quando sono diventata genitore e vi ho iniziato a stringere tra le braccia, a uno a uno, mi sono ripromessa che vi avrei protetto da qualunque pericolo la vita vi avrebbe potuto porre dinanzi. Non avrei permesso a nessuno di farvi del male, avrei lottato con tutte le mie forze per potervi preservare da sofferenze e dolori perchè era nel mio compito e dovere di madre quello di proteggervi. Il senso di protezione nei vostri confronti si è ridimensionato man mano che vi ho visto crescere, quando ho capito che non avrei potuto salvaguardarvi da ogni qualsivoglia dolore, caduta, botta; quando ho elaborato che per potervi permettere di crescere avrei anche dovuto autorizzarmi a farvi passare attraverso il dolore e la sofferenza.

Proteggere da e permettere di?

 

A volte non è semplice per un genitore definire la linea di demarcazione tra protezione e permissivismo. Spesso il genitore è tentato di proteggere a rischio di togliere l’ossigeno ai propri figli, ma sentendosi sicuro così di poter evitare inciampi, ostacoli, dolori; dall’altra vorrebbe permettere e consentire tutto ai figli, per farli crescere, per vederli affrontare la vita, per evitare a volte scontri e malumori.

Siamo sempre in bilico tra senso di protezione (da qualcosa o qualcuno) e istinto e volontà di permettere (di sperimentare, di esplorare, di conoscere, di inciampare). Sarebbe bello ci fosse uno strumento di misurazione del giusto equilibrio tra queste due posizioni, ma non esiste. Esiste solo il buon senso del genitore, che si mette in posizione di ascolto e di fiducia e prova, tenta, a volte di proteggere (anche goffamente) da ciò che fa paura soprattutto a lui, e altre di permettere offrendo fiducia e incoraggiamento, non senza patemi e consapevoli rischi da assumere.

La vostra casa è fuori da queste mura

 

Non vi nego che il mio istinto di madre vorrebbe tenervi tutti quanti attaccati a me, non più lontani della distanza di due braccia tese ma saldamente agganciate. Non vi nego che quando vi incito a lasciare il nido sicuro, a fare le vostre esperienze a contatto con il mondo, sto facendo un enorme sforzo nel trovare parole per sovrastare la mia vocina interiore che mi/vi urla di non lasciare questo porto conosciuto e protetto.

Ma sono anche convinta che la vostra vita non possa essere solo dentro queste mura: la vostra casa è fuori, è il mondo che vi circonda, che vale la pena di essere incontrato, conosciuto, esplorato, perchè non c’è crescita senza ricerca e conoscenza. Non c’è crescita senza rischi, senza emozioni, senza andare al di là dei confini fisici del vostro corpo, ma soprattutto sovrastrutturali della mente. Non c’è crescita senza dolore, senza sconforto, senza frustrazione. Non c’è crescita senza progettualità, senza aspirazione, senza sguardo “oltre la siepe”. La vostra casa è fuori da queste mura, che abbiamo voluto con grandi finestre senza imposte, per permettervi di vedere fuori e al mondo di entrare dentro.

La paura deve diventare un’alleata

 

Noi genitori dobbiamo insegnarvi, tutto sommato forse oggi come ieri, a non avere paura del mondo. Anche se la cosa difficile è dissimulare di non averne noi per primi, perchè questo mondo paura ne fa. Ma, come spesso insegno ai miei alunni, voglio dire anche a voi che la paura non è qualcosa solo di negativo. La paura è funzionale a tenere l’attenzione vigile verso qualcosa, a stimolare la prudenza, a segnalare uno stato di allarme che quindi ci consente di prendere le misure e le giuste precauzioni. La paura non ci deve bloccare. Tutti abbiamo paura. Ma non per questo dobbiamo smettere di coltivare le nostre passioni, di realizzare i nostri progetti, di alimentare i nostri sogni, di scoprire i nostri talenti, di lavorare sul nostro futuro. La paura deve diventare un’alleata per farci stare in allerta, per aumentare le nostre informazioni, per trovare nuove strategie. Si ha spesso paura di ciò che non si conosce: per questo è importante conoscere, avidamente, instancabilmente, senza filtri, e per questo è importante stare nel mondo, esplorarne le differenze, comprendere le culture, i punti di vista, essere curiosi.

Per questi motivi dovrò io per prima imparare che la protezione migliore è quella di incoraggiarvi a spiccare il volo dal nido, permettendovi di vivere a pieni polmoni la vostra vita, nella speranza, ogni giorno e ogni secondo della mia vita, che la vostra esistenza possa riservarvi conoscenza e bellezza.

 

 

12 Comments

    1. Ciao Flavia, esatto, la paura. Questa emozione così importante, ma così pericolosa per la possibilità che le forniamo di trasformarsi in qualcosa di paralizzante. Non dobbiamo permetterlo, per loro e per noi…

    1. Noi a dire il vero siamo altalenanti e piuttosto variopinti: a volte sono io a farmi mille paure, altre lui…diciamo che siamo destabilizzanti per i bimbi che hanno imparato presto l’effetto piazzamento!!! 🙂

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