Figli che partono, mancanze che restano

Partenze
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Situazione quotidiana: 3 figli, litigi, studio, compiti, litigi, attività, sport, risate, litigi, “Mamma”, “Mamma”, “Mamma” 1000 volte al giorno moltiplicato per tre, litigi, urla, corse, giochi, risate, litigi, brontolamenti, “E’ stata lei”, “E’ stato lui”, “Sempre la colpa a me”, litigi, a volte silenzi (ma è un segnale da non sottovalutare!!!), grida, risate…finchè si palesa il miracolo la possibilità che almeno uno di loro possa andare via di casa per (almeno) una settimana e tu non contempli minimamente l’ipotesi “Decide lei” ma solo quella “Decido io che TU CI VAI!!!!”

Ecco, così è stato per la primogenita, che sabato pomeriggio è partita (tutt’altro volontariamente) per il campo scuola.

E tu ti trovi ad avere un figlio che parte….ma la sua mancanza che resta a farti compagnia! Maledetto cuore di gelatina!!!!

Lo sappiamo tutti, i figli vengono al mondo senza l’etichetta “made in “, ma con già il passaporto per poter andare ovunque nel mondo senza sentirsi di proprietà di nessuno. Lo sai tu mamma che con dolore li metti al mondo, che vorresti vantare il diritto di proprietà perchè sai tu cosa hai passato nei nove mesi di gestazione e anche in quelli che ti vinci dopo la loro nascita, tra nottate insonni, pannolini sporchi, cullamenti, vomiti e rigurgiti, pasti (tuoi) saltati, braccia (le tue) indolenzite, schiena (sempre la tua) rotta dalle posizioni allucinanti che devi assumere per consentire loro di stare comodi a riposare, occhiaie (sempre le tue) che ormai devono essere inserite di diritto nei segni particolari della tua carta di identità.

Eppure, nonostante tutto, in un anfratto della tua coscienza sai, SAI, che non si mettono al mondo figli per tenerli agganciati a te per tutta la vita, ma che loro DEVONO potere fare le loro scelte e la loro strada, anche se questo comporta (sempre e soprattutto per te mamma) tacere la tua sofferenza e silenziare un pezzettino del tuo cuore perchè non urli nel cuore della notte (che si sa, è il momento più angosciante di tutta la giornata).

Ad ogni modo, all’inizio, quando si prospettava l’idea del camposcuola, nemmeno ti interessava sapere dove e con chi sarebbe andata: TU mamma, sai già che LEI sarebbe partita volente o nolente, perchè un campo scuola non si nega a nessuno! Inutile convincerla-ti del fatto che sarebbe andata con delle amiche, che avrebbe fatto nuove amicizie, che i luoghi che avrebbe visto l’avrebbero incantata, che ci sarebbe stato più fresco del caldo torrido di qui, che sono esperienze che vanno fatte nella vita, che fanno crescere, che stimolano l’autonomia e l’indipendenza, che misurano rispetto ai propri limiti e alla proprie difficoltà per poterle superare!

Tutto questo te lo dici quando subentra la mancanza.

All’inizio il tuo obiettivo è che vada, che parta, che abbandoni il nido, che lasci la casa, che esca: il tuo obiettivo è liberartene!!!!! Benevolmente, s’intende, con amore di madre, senza rinnegare la carne della tua carne, ma agevolandone un pò forzatamente l’uscita. All’inizio l’unica cosa che pensi è di ristabilire, con un figlio in meno, una sorta di pace apparente in casa, un quieto vivere maggiore, una sorta di precario equilibrio che magari (convinzione tanto vana quando illusoria) può portare a più silenzio!!!!

All’inizio.

Già quando fai la valigia con lei prende forma un pensiero dapprima remoto, successivamente più insistente, della sua assenza: mentalmente, inizi a togliere dalla valigia vestiti e a riporli nell’armadio, mentre la guardi per scovare il benchè minimo ripensamento (ma come può ripensare una cosa che non ha voluto, e quindi non ha mai pensato perchè le è stata imposta???). Quando la porti alla stazione dell’autobus perchè parta insieme a tutti gli altri ragazzi, si affaccia nelle tue più profonde viscere il germe del senso di colpa, che si fa strada dagli abissi per arrivare dapprima al tuo cuore e poi ai tuoi occhi, che si velano di una sorprendente tristezza mista ad amarezza (vabbè, sempre senso di colpa trattasi).

Quando entra nel bus ti devi trattenere dal dare i banali consigli del tipo “Mettiti davanti se senti che hai la nausea“, “Copriti se senti che fa freddo“, “Non accettare le caramelle dagli sconosciuti“, cercando di ricordare a te stessa che è grande (è grande, è grande, è grande, è grande…) e che va a fare un’esperienza sicuramente formativa e non parte per la guerra.

Quando alla sera squilla il telefono ti sorprendi desiderare di vedere il suo nome sul display e, se così non è, quasi quasi sei delusa che non abbia ancora chiamato perchè pensi che allora, nonostante tutto, la mamma non le manca poi così tanto….poi invece chiama e ti vedi cercare tra l’intonazione della sua voce qualcosa, un dettaglio anche insignificante, una piccola incrinatura che ti dia il segnale che le manchi, che vuole te e desidera tornare a casa…

La sera quando apparecchi, o quando porti a letto gli altri piccoli, oppure al mattino quando prepari la colazione, o ancora quando rifai i letti, devi fermarti un attimo a pensare ai tuoi gesti, perchè tutto ti ricorda lei: le sue abitudini, dove lascia normalmente il pigiama, il bacino che solo lei ti da in un certo modo per la buona notte, il risveglio cavernicolo della mattina, i cereali disseminati sulla tovaglietta della colazione, le risate a squarciagola che fa ogni minuto, le sfide gravitazionali che impone al suo corpo durante la giornata perchè lei ferma non ci sa stare, il suo essere spontanea e naturale, bambina e donna allo stesso tempo, solare e bellissima, insicura e fiera. Lei insomma.

Ed ecco che, sul finire della prima giornata della sua assenza, ti accorgi che la cosa che ti manca di più di lei (come ha detto Annalisa SentiChiParla: ciao sorella!) è la sua presenza!!!!

firma_Sara

 

 

4 Comments

  1. 🙂 pensa che io ne ho solo una e che tra una settimana se ne va sola in Sicilia dai miei…La raggiungeremo, io e mio marito, dopo 12 giorni…che so che saranno lunghissimi…(già l’anno scorso abbiamo sperimentato la cosa)…
    So anche però che è un bene per lei e che stare al mare e vivere un’esperienza senza di noi, non può che farla crescere di più.
    Noi mamme però…siamo sempre le solite…quindi capisco perfettamente tutto quello che hai scritto.
    Siamo sempre combattute tra il volerli sempre accanto e il volerli lasciare soli…forse…chissà…più per preparare noi stesse a questa eventualità che comunque prima o poi sarà realtà…quando, da grandi, ci lasceranno davvero.
    Non pensiamoci adesso…che è meglio;-)
    baci
    Vivy

    1. Vivy è proprio vero!!!!! Siamo sempre ambivalenti nel nostro spronare e trattenere, e dobbiamo sempre farci una forza immensa per lasciarli andare senza che percepiscano che vorremmo tenerli sempre con noi. Ma la ragione ci viene incontro e se usiamo la testa sappiamo che fa bene a loro e a noi iniziare il processo di “svuotamento del nido”, solo che il cuore spesso parte per la tangente e diventa di gelatina!!!!!
      Un bacio a te!!!!!

  2. angela

    Sara filosoficamente mi viene da rispondere con le parole di un poeta Gibran.. i figli non sono i nostri figli .. e non sono li per noi anche se questo a volte aiuta a dare un senso al nostro fare quotidiano.. si può imparare a lasciarli andare senza sensi di colpa? forse si! si può impara
    re a vederli come altro da noi? forse si si può imparare a tenere senza trattenere? forse si! a volte però avrei voglia di smettere di imparare!!

    1. Sulla teoria cara Angela mi sa che siamo tutti ferrati, e c’è chi come te ha avuto sicuramente coraggio e forza d’animo nel lasciare andare due figli su tre, assecondando e sostenendo la loro ricerca di esperienza. Tuttavia anche io vorrei a volte essere in po’ meno preparata e svogliata nell’imparare…. grazie per averci portato la tua esperienza!!!!

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