Essere mamma di un adolescente in terza media

In casa abbiamo un adolescente. E questo si sa, perchè è materiale fecondo per i miei diversi post sul tema adolescenza, e per questo non posso che ringraziare la mia c’eraunavoltaunabambina. Solo per questo però. Perchè aggiungiamo che l’adolescente del caso è sotto esame per la licenza media e il suo bonus ringraziamenti così come è iniziato è anche già finito.

Essere mamma di un adolescente in terza media è un’esperienza non particolarmente edificante.

Anche se devo dire, a onor del vero, che pensavo peggio.

I tre anni scolastici delle medie sono trascorsi tutto sommato bene, senza particolari scossoni, anche perchè la mia ragazza vive la scuola decisamente in modo sereno (fino ad ora per lo meno). Ogni tanto un po’ di ansia a corollario di qualche verifica più tosta, ma in generale nessun patema o paturnia, tanto che è sempre riuscita a portare avanti le sue attività extrascolastiche tranquillamente. E qui però casca l’asino.

MAMMA E FIGLIO: UNA PROPORZIONE INVERSA

In questo periodo di esami ho fatto qualche riflessione e indagine con altri genitori e ho scoperto una cosa che potrebbe rivelarsi quasi una teoria matematica:  se il figlio è tendenzialmente sereno, la mamma va in ansia!!!!!

Mamma e figlio costituiscono una proporzione inversa: è proprio matematico, se tuo figlio è sereno e tutto sommato (apparentemente) tranquillo durante la preparazione all’esame, tu mamma vai in ansia. Come del resto è spesso vero anche l’esatto contrario, ossia un figlio ansiosissimo e teso e una madre invece calma.

Per come ricordo il mio periodo scolastico, sono sempre stata una persona con un altissimo senso del dovere (ma va??), tanto che io e mio fratello eravamo come il giorno e la notte, anche nell’approccio allo studio e alla scuola. Per cui alla mia terribile aspirazione ai massimi risultati si contrapponeva la sua tendenza serafica alla sopravvivenza. Nostra madre, povera donna, era in un costante sdoppiamento della personalità,  costretta a incitare il fratellone a studiare di più e la sottoscritta a studiare di meno.

La conseguente reazione emotiva a questo modo di vivere la scuola era ovvia e assolutamente prevedibile: io ero sempre impanicata prima di una verifica o di un esame, mio fratello (sempre apparentemente) no. E mia mamma viveva di riflesso meno ansia con me, visto che già ne ero particolarmente rifornita io, tentando di sdrammatizzare i momenti topici; con mio fratello invece pativa le pene dell’inferno perchè temeva che la sua tranquillità celasse poca applicazione e quindi poco apprendimento. Di fatto chi stava bene dei due durante il periodo scolastico è stato certamente lui, meno io che invece prendevo tutto di petto.

L’ESAME DI TERZA MEDIA: CAPITOLO CHIUSO

La primogenita, anche apripista rispetto ai fratelli nell’affrontare il primo vero esame del percorso scolastico, l’ha vissuto tutto sommato come un’inevitabile tappa della vita, alla quale avrebbe serenamente rinunciato fosse stato possibile, ma è stata particolarmente fatalista. In casa l’atmosfera era variabile come può esserlo il comportamento di un gatto con un cane in avvicinamento: un misto tra il guardingo/aggressivo, e lo stravaccato/fare le fusa.

Bisogna considerare che non si sa quanto questa altalena di comportamenti ed emozioni sia da imputare totalmente all’esame o al periodo adolescenziale, ma diciamo che già solo questa concomitanza di aspetti dovrebbe indurre il legislatore a ripensare alla temporalizzazione delle prove per l’uscita dalla primaria (senza considerare che ragazzi di 13 anni, che in quel periodo della loro vita hanno tutt’altro in mente del che cosa fare da grandi, si trovano proprio a quell’età a decidere della loro vita scolastica futura, il più delle volte guidati da ormoni impazziti o qualunquismo esasperante!!!! Ma su questo occorrerebbe un post a parte).

Insomma la ragazza ha dimostrato sangue freddo decisamente insperato, con qualche punta di insicurezza e lagnanza, ma nell’insieme posso dire che è stata una prova d’esame superata a pieni voti (per lo meno i miei voti….).

Ho provato a fare mente locale per riesumare dalla montagna di ricordi quelli che riguardano il mio esame di terza media, ma non ne ho conservato memoria alcuna. E un po’ devo dire che mi dispiace. Ricordo bene la maturità, o meglio le sensazioni che mi sono rimaste appiccicate addosso, ma l’esame di licenzia media è stato cancellato con un click.

Oggi ai ragazzi viene richiesto di preparare una mappa concettuale con un argomento perno dal quale si devono agganciare argomenti delle varie materie scolastiche, in modo tale che si formino dei collegamenti dal tema scelto alle varie discipline. La mia c’eraunavoltaunabambina è stata bravissima in questo, ha lavorato bene sul software, si è dimostrata ancora una volta autonoma, consapevole, organizzata.

Ha già sostenuto l’orale dopo 4 giorni di prove scritte, perchè la S-fortuna ha voluto che fosse interrogata proprio il primo giorno degli orali, così si è tolta il primo gran peso della sua vita. Insomma possiamo dire che per lei l’esame di terza media è un capitolo definitivamente chiuso!!!!!

E LA MAMMA???

Già, perchè è vero che l’esame lo fanno loro, ma a noi mamme che ci cucchiamo i figli durante la preparazione delle prove, qualcuno pensa???

E non mi riferisco al fatto di sostenerli, sopportarli, assecondarli, tranquillizzarli, sdrammatizzare, contenere, alleviare, ascoltare, sospirare ecc ecc….no….penso più ai pensieri della mamma quando suo figlio arriva in terza media.

Ecco, in verità in questo periodo che ha separato la fine della scuola con la preparazione all’esame, la sottoscritta ha iniziato il suo processo di elaborazione, peraltro non terminato, della crescita della figlia. La mia primogenita si sarebbe staccata definitivamente da me e da un periodo della sua vita per accedere ad un altro completamente nuovo. Un po’ come il passaggio dalla scuola materna alla primaria, ma con il senso da parte mia di un maggiore distacco di lei da noi, di lei da me. E non lo sto dicendo con amarezza o malinconia, perchè è giusto che questa separazione avvenga e che ci sia, sarebbe peggio il contrario. Ma vederla affrontare da sola questa prova, con la complicità della amiche e delle cugine maggiori, mi ha rimbalzato via, come io fossi un cerchio nell’acqua e questa sensazione la sento chiara e limpida dentro di me. Ora si apre un futuro sicuramente ancora incerto e sfocato davanti a lei, senza contorni chiari e con molte sfumature, ma l’augurio che le faccio è quello di sentire sempre il suo cuore battere a mille come quando è entrata da quella porta per affrontare il suo primo esame, perchè finchè il cuore batterà a mille significa che ci sarà sempre qualcosa nella vita in grado di farla sentire viva e con la sensazione di poter avere ancora sogni da realizzare.

PS. Volete sapere se ho accompagnato mia figlia all’esame? Ebbene no, ma non ho resistito a farmi trovare fuori quando è uscita!!!! Lo so, sono una mamma oca, ma quando un pulcino affronta per la prima volta lo stagno, la mamma non può che guardare da lontano, oltre la rete, il suo ingresso in acqua!!!!!

6 Comments

    1. Ciao Simo, che voglia di vederti!!!!!!! Ho fatto quello che sentivo, e sono andata ad aspettarla, sapevo e speravo che le avrebbe fatto piacere…e così è stato….Bello però vederli crescere….
      passa a trovarmi eh?

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