Di braccia rotte e di cuori spezzati

Braccia rotte, cuori infranti
Braccia rotte, cuori infranti

Potrebbe sembrare il titolo di un libro e in effetti chissà che lo possa riutilizzare quando la mia vena da scrittrice sarà un pochino più costante e credibile!!Per ora è solo l’ennesimo episodio della saga: Quando hai dei bimbi, non puoi stare tranquilla nemmeno un secondo!!!!

Cosa è successo?

Frattura del braccio della mezzana e crepacuore della mamma.

Per i più pignoli frattura dell’ulna e del radio, tanto per non farsi mancare nulla!

Era una bellissima giornata di giugno, il 20 per la precisione, e come sempre il lunedì pomeriggio, ero al lavoro, ma per fortuna non a 40 km di distanza, bensì “giocavo in casa”.

Alle 17.30 ricevo la telefonata della nipote che mi dice, testuali parole: “Zia, è meglio che vieni subito al Cres (ndr trattasi di campo giochi post fine della scuola, che per 4 settimane consente ai genitori di lavorare e ai bimbi di giocare e divertirsi tra loro, sotto la supervisione di educatori adulti e giovani), Annalisa si è fatta male! Però zia devi correre subito qui, è urgente….ma subito zia, proprio immediatamente”. Ecco, da una conversazione (per meglio dire una sorta di monologo) come questo, una mamma cosa si potrebbe mai aspettare? Vi do qualche semplice indizio di cosa mi sia passato per la mente in quello spazio temporale di…. 10 secondi???

  1. Annalisa caduta rovinosamente a terra, con naso rotto, sangue sgorgante a frotte, viso ricoperto di rosso, occhi tumefatti (perchè si sa che quando si cade di faccia, gli occhi diventano subito neri anche se non coinvolti!)
  2. Annalisa caduta rovinosamente a terra, sbattendo contro un corpo non identificato (perchè ce ne sono sempre quando non devono esserci, come se comparissero proprio nel momento meno adatto), spezzandosi tutti gli incisivi, viso ricoperto di sangue sgorgante, occhi tumefatti (come sopra)
  3. Annalisa sfracellata per terra, con qualche arto rotto, sbucciature in tutte le parti del corpo, ammaccature e lividi e gonfiori alla Roky Balboa, incapace di rialzarsi, irrigidita a guardare il mondo da sdraiata schiena a terra e occhi al cielo vitrei

In 10 secondi ho passato al vaglio queste ipotesi, mentre sfrecciavo a tutta velocità tagliando a metà il paese in cui viviamo, alzando polvere che nemmeno nel Far West e lasciando che l’auto si parcheggiasse da sola intanto che mi previpitavo al cancello di entrata del Cres.

Giusto il tempo di ricomporsi per evitare di far trapelare la mia angoscia preoccupazione, lisciarsi il vestito, cotonarsi i capelli per entrare con passo fermo e sguardo sicuro nel bel mezzo di una bolgia di ragazzini urlanti  e festosi. Mentre mi faccio largo mantenendo un certo aplomb, una educatrice mi si rivolge con sguardo misto di tristezza, amarezza, preoccupazione e sconforto: della serie piantami un coltello nella pancia che mi fai meno male!!!!

Ad ogni modo ho accarezzato con i miei occhi ricchi di comprensione e conforto i suoi e ho atteso mi facesse spazio fino ad Annalisa. Lei era seduta su un muretto: intanto non c’era sangue da nessuna parte, per cui punto 1) e 2) scongiurati!!!! Ma….teneva in braccio il suo…braccio!!!! Inerme, fermo, quasi un corpo estraneo al suo stesso corpo, come un piccolo uccellino spiumato caduto dal ramo. Appena mi guarda, sento un piccolo “crack” a livello della cassa toracica sinistra. Mi avvicino e scorgo diverse paia di occhi velati da una incomprensibile tristezza e amarezza: una specie di sofferta e silenziosa litania espressa solo con gli occhi….. e mi chiedo perchè! Annalisa non piange, non ha sangue sparso in giro, nessun brandello di pelle è in giro per il cortile, mi vede e i suoi occhi non sono nè gonfi nè lividi: insomma sta bene,!!!!! Non fosse per quel braccino in grembo……. ma per una botticella, che sarà mai!!!

Infatti il braccio è coperto da una sacca di ghiaccio, anzi due, una sopra e una sotto: “Si vede che ha preso una bella botta!”, ho pensato. Mia nipote mi invita a guardare il braccino e io con sprezzante sicurezza, con fare incoraggiante per tutti quegli occhi così preoccupati, alzo il ghiaccio e sbircio aspettandomi una macchia scura, un livido da battaglia medievale, un braccio gonfio come un palloncino aerostatico…invece…mi vedo una cosa ondulata, una specie di onda del mare ricoperta da epidermide, una piccola miniatura di montagna russa, un paio di collinette con in mezzo una depressa vallata…. Aggrotto la fronte, arriccio le sopracciglia e mi si forma un enorme punto di domanda sulla faccia: cos’è quella cosa e soprattutto dov’è il braccio di mia figlia???? Con quella espressione intimo a mia nipote di ricoprire “la cosa” e come un automa, ma con molta cautela, aiuto Annalisa a trasportare il braccio con noi, alla volta del pronto soccorso.

Ed avverto un altro piccolo “crack” sempre all’altezza dello sterno.

Arrivati al pronto soccorso, all’accettazione, l’infermiera guardando il “c’era una volta un braccio”, fa con gli occhi un’espressione di sconforto mista a schifo: insomma nemmeno una parvenza di incoraggiamento. Io, che nel frattempo mi sono riappiccicata la maschera di sicurezza e determinazione che dovevo far vedere a mia figlia perchè non si preoccupasse eccessivamente, inizio a parlare in modo logorroico del più e del meno. Ci dirigiamo dal medico del pronto soccorso che  intima suggerisce ad Annalisa di prendere un antidolorifico. Poi andiamo a fare i raggi e di seguito raggiungiamo la sala gessi. Ecco, qui Annalisa dà un lieve segno di cedimento quando il medico le racconta quello che sarebbero andati a fare al suo “quel che ne rimaneva del braccio”. E anche il papà, che nel frattempo ci aveva raggiunto, si siede e sbianca, mantenendo un sorriso più o meno finto. Fanno un pò di anestesia veramente dolorosa, e poi in tre (tre!!!!), mettono in trazione il braccio strattonando da tutte le direzioni, mentre io stringo la manina superstite della mia cucciola e desidero con tutto il mio cuore di potermi materializzare al suo posto e fare uno scambio di corpo con lei.

E nuovamente sento il terzo “crack” sempre all’altezza del petto.

Mentre la guardo così forte, così consapevolmente abbandonata al suo destino, con i suoi bellissimi occhioni verdi fissi davanti a lei, determinata a riprendersi il braccio nella sua forma originale, provo in senso di orgoglio e commozione incredibile.

E in quel momento, mentre qualcosa si rompeva completamente nel mio petto, il suo braccio veniva riattaccato e iniziava il suo processo di ripristino e lei restituiva alla mia mano l’incoraggiamento che avevo cercato di dare alla sua.

firma_Sara

2 Comments

    1. Antonella, dietro la mia apparente sicurezza si nascondeva una malcelata angoscia!!!! È vero che era solo un braccino, ma quando è di un cucciolo è come se fosse il tuo cuore!!! Però Annalisa è in gamba….

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