Cronaca semiseria dei primi mesi di vita dei miei bimbi

Primi mesi

Ormai sono 13 anni che sono mamma e a volte mi sembra impossibile che sia già passato tutto questo tempo!!!! Quando vedo dei cuccioli nelle carrozzine che vengono portati a spasso dalle neomamme e quando mi accorgo che i miei occhi si appoggiano su un vestitino da neonato o vanno alla ricerca della fonte di un pianto o di un urletto, ancora mi sale il senso patologico materno che avevo quando ero incinta. Gioisco (fin troppo) quando sento di una nuova maternità, mi sberluccicano gli occhi se vedo un neonato, addirittura immagino (spesso) come sarebbe avere una famiglia più numerosa di quella che ho.

Per ammansire i miei istinti materni ancora così prepotenti, mi devo costringere a pensare ai primi mesi di vita dei miei figli e un pò sortisco l’effetto desiderato e placo i miei entusiasmi. Anche se dura poco…….

In effetti, sebbene le mie maternità siano state praticamente esemplari, i primi mesi di vita dei bimbi sono stati decisamente faticosi. Durante la gravidanza sono sempre stata bene, ho continuato a vivere la mia vita normalmente facendo tutto quello che facevo prima di rimanere incinta (a parte giocare a tennis che chiaramente non era consigliato!!!), ed ho avuto l’unico disturbo di svenire qualora mi ritrovassi per un tempo troppo lungo in piedi ferma nella stessa posizione (probabilmente era una questione di bassa pressione). Pertanto avevo imparato a riconoscere i segnali e mi sedevo prima del punto di non ritorno, considerando che il mio lavoro mi portava spesso a stare in piedi senza possibilità di stare seduta se non in auto. Ricordo infatti episodi in cui, in presenza di un cliente, sentivo sudare freddo, sbiancavo e dovevo velocemente chiedere una sedia o scappare in macchina per riprendermi. Ora rido, ma all’epoca c’era ben poco da stare allegri, anche se la gente era comprensiva e spesso si preoccupava potessi cadere come una pera dall’albero. Ad ogni modo, a parte questo inconveniente, sono sempre stata bene.

I PRIMI MESI DI VITA DEI BIMBI

Quello che mi ha decisamente distrutto sono stati i primi mesi (anni con la primogenita) di vita dei bimbi, tralasciando chiaramente l’argomento parto perchè non vorrei contribuire ad influenzare ulteriormente la riduzione delle nascite nel nostro Paese.

Faccio un breve elenco semiserio di quello che hanno comportato per la sottoscritta i primi mesi di vita dei figli.

DORMIRE FA RIMA CON… SI FA PER DIRE

Quando ti nasce un figlio non dormi più. Inutile ascoltare quelle simpatiche mamme che ti compatiscono dicendoti che loro dormono tutta notte e non ne hanno persa una da quando è nato il loro bimbo. Sono esemplari rari e nemmeno troppo in via di estinzione, convincitene! E spesso compaiono misteriosamente nella tua vita quando avresti voluto rimanessero nel loro mondo almeno fino alla maggiore età dei tuoi figli. Ad ogni modo occorre rassegnarsi al fatto che le 8 ore di sonno se ne vanno cedendo il posto ad occhiaie perenni, occhi arrossati, e capelli (quelli che sopravvivono e non muoiono sul campo) scompigliati. La notte, che quando dormi trascorre alla velocità della luce, sembra diventare lunga almeno il doppio e non trascorrere mai quando non puoi dormire. Tu agogni il letto, mentre stai cullando il tuo frugolotto che non ne vuol sapere di chiudere gli occhi e la bocca (perennemente intenta a tittare o piangere), e quando finalmente arriva il tanto atteso momento di andare a stenderti ti tuffi direttamente dai piedi del letto a croce e così ci rimani finchè qualcosa o qualcuno non ti desta. E’ incredibile come ci si riesca ad addormentare di botto non appena si tocchi il cuscino quando si hanno sul groppone 20 ore di veglia!!!!! Peccato che duri poco, perchè le orecchie, quando si diventa madri, sviluppano una percezione sonora fuori dal normale e tutto quello che prima non avvertivi se non era a circa un centimetro di distanza da te, adesso lo capti a kilometri e kilometri di distanza. Quindi un respiro appena più accennato, un lenzuolo che viene alzato, un ossicino che scricchiola, una scoreggina o un ruttino, una deglutizione anomala….senti tutto e ovviamente ti svegli!!!!! Ti drizzi sul letto e ascolti….ascolti…se non ti alzi addirittura per accertarti che tutto sia regolare nella stanzina accanto o nel lettino attaccato al tuo se la creatura dorme con te. Con il primo figlio ho scelto la prima opzione, ossia nella sua stanza a pochi mesi di vita, fino ad arrivare al terzo e praticare il cosleeping per la sopravvivenza: la mia!!! Man mano che aumentano il numero dei figli e aumentano esponenzialmente le ore non dormite, aguzzi l’ingegno e pratichi una serie di accorgimenti fondamentali per continuare la tua si-fa-per-dire-vita.

ALLATTAMENTO A RICHIESTA O AD ORARI

Ho allattato convintamente, motivatamente e subitamente (per dirla alla Cetto la Qualunque). Al primo figlio ho allattato a richiesta e praticamente tutto il mondo a me circostante ha conosciuto parti anatomiche della sottoscritta che una volta erano considerate intime e del tutto private. Del resto allattando praticamente ogni ora era impossibile poter avere una vita sociale se mi fossi ogni volta nascosta, per cui ho lasciato cadere qualunque inibizione a favore della convivialità (e chiaramente del pubblico ludibrio). Tuttavia dopo essere diventata uno straccio vivente tra la quindicina di risvegli notturni e l’allattamento continuativo, ho perso il latte e con gli altri figli ho adottato una tecnica rivisitata: allattamento a richiesta oraria. Praticamente tentavo di mantenere un certo tempo tra una poppata e l’altra e i bimbi in questo devo dire che mi hanno aiutata molto. Inoltre, di notte, per poter mantenere la posizione orizzontale un tantino più a lungo (ed evitare di far cadere il bimbo di turno dalle braccia in preda a improvvisi quanto leciti attacchi di sonno tipo narcolessia), ho iniziato ad allattare da sdraiata e devo dire che sono diventata molto brava: il cucciolo dormiva nel lettino di fianco al mio, lo prendevo da sdraiata, lo allattavo e lo rimettevo nel letto quasi senza aprire gli occhi. Anche perchè se facevo tanto a svegliarmi era finita, ci avrei messo una vita a riaddormentarmi!!!!

FAR PRENDERE ARIA E SOLE AI NEONATI

Lo diceva sempre il pediatra e lo ripetevano come un mantra tutte le persone che incontravo e mi venivano a trovare: i bambini vanno portati fuori casa a prendere aria e sole. E io non volevo certo che mio figlio rimanesse sigillato in casa, per un sano puro egoismo, mentre magari avrei potuto schiacciare un pisolino mentre lui dormiva…!!!!! Che poi come si fa a dormire mentre lui dorme se ti dicono di uscire a fargli prendere aria???? E così mi facevo coraggio, mi davo una sistemata per camuffare il colorito verdastro, i capelli spettinati, le occhiaie ciondolanti e mi trasciavo fuori casa (considerando che ho sempre partorito sul far dell’autunno, da considerare anche la vestizione dei pargoli che comportava lo stare attenta a non svegliarli per non dover poi portarli in giro in spalla guidando una carrozzina vuota!!!! Anche questo successo e provato sulla mia pelle). Aggiungiamo anche il fatto che con il primo figlio abitavo in un appartamento al primo piano, per cui uscire comportava anche una manovra militare di spostamento giù dalle scale dalla carrozzina/passeggino con pericolo onnipresente di inciampo/caduta dall’alto mia e del pargolo. Ma tutto è sempre andato bene!!!!! Visto che per uscire impiegavo almeno mezz’ora, non potevo certo stare fuori pochi minuti, così mi costringevo a passeggiate kilometriche, per tutto il tempo in cui il figlio dormiva e spesso rincasavo sul far del tramonto distrutta, sudata, affamata e con più sonno di quando ero uscita. Ma per lo meno il figlio aveva i polmoni ossigenati, la pelle ambrata e l’ittero scongiurato !!!!!!!

Ci sono altre cose che vi fanno ripensare ai primi mesi di vita dei vostri figli? Io ne avrei ancora qualcuna, ma vi rimando ad un altro post!!!!!

 

3 Comments

  1. a me pesava da morire dover stare a casa: col cesareo non potevo guidare e appena nata priscilla vivevo lontana e uscire a piedi era impossibile! friggevo come una tigre in gabbia. Dopo i primi 40 giorni e il via libera ad uscire le cose sono migliorate. Priscilla ha sempre dormito poco di giorno quindi io la portavo in giro sveglia, nel passeggino ma soprattutto nella santa fascia. Lunghe passeggiate anche per farle prendere un po’ di sole (non sotto il mezzogiorno caraibico) ma verso il tardo pomeriggio) visto che aveva l’ittero e qui non hanno le lampade per curarlo. Ho scoperto che i bambini di colore o mulatti non ne soffrono…
    Però devo dire che non sono stati cosi traumatici i primi mesi.. anzi

    1. Flavia, in effetti poter uscire è un toccasana! Io ho sempre partorito tra settembre e ottobre e ho approfittato dei primi due mesi di clima ancora soleggiato, perchè qui la nebbia e l’umidità governano gli inverni. Ma soprattutto con la primogenita è stata veramente dura, non riposava mai e io nemmeno e mi sono decisamente disfatta….
      Con gli altri due mi sono rifatta, con i dovuti accorgimenti e sicuramente maggiore serenità… Ora rimpiango di non poter più avere “i primi mesi”…..

  2. Anche io sono mamma da 13 anni esatti… E leggere questo post mi ha fatta trasalire ora che aspetto la mia terza bimba! Le notti insonni, la fatica enorme, quante cose si rimuovono… Volutamente! E infatti mi sono ripromessa di non pensarci ancora per tre mesi (poco meno). Mi godo gli ultimi sprazzi di ossigeno prima del nuovo arrivo! 😉

Rispondi