Corsi di preparazione al parto: e poi?

Quando ho affrontato la mia prima gravidanza,foto da flickr sapevo sarebbe arrivato il momento di partecipare al corso di preparazione al parto, e devo dire che ero carica di una serie di aspettative. E di domande!!!! E’ un pò quel momento della vita che sancisce il fatto, indiscutibile e incontrovertibile, che stai diventando mamma e che tutti te lo possono  riconoscere!!! Si può quasi configurare come il “bollino di qualità” della serie: “Hai fatto il corso pre parto? No????? Ma come farai allora a partorire??????”…….

Oltre ad ottenere il “bollino”, dal corso mi aspettavo di conoscere altre mamme con cui confrontarmi, con cui condividere le mie paure ma anche le mie gioie, le speranze, i dubbi, il senso dell’attesa e di quello che sarebbe stato poi. Mi aspettavo di parlare con persone esperte che ci avrebbero insegnato a riconoscere i “segnali” che avrebbero indicato l’approssimarsi del parto, le modalità per gestire il dolore, le strategie per poter iniziare il percorso di allattamento e tutto quello che poteva servire per le esigenze “materiali” del piccolo. La mia concentrazione era tutta rivolta  al parto, e devo dire che gran parte del corso è stato indirizzato a questo.

Mi sono accorta solo dopo che forse quello che cercavo e quello che dovrebbero portarsi via dai corsi le future mamme, è qualcosa di diverso, o comunque di più da quello che viene proposto nei corsi che conosco io.

Perchè? Perchè ragionare solo o soprattutto di dolore, di contrazioni, di settimane, di allattamento al seno (bandendo o quasi quello artificiale), di parto naturale e di cesareo, di sala parto, di avere o non avere rapporti, di corredino del bambino è abbastanza, ma non è tutto.

Mi sono accorta solo dopo che del dolore del parto puoi parlarne fin che vuoi, ma finchè non lo provi non sai assolutamente cosa voglia dire. Non per niente quando ho incontrato altre mamme dopo aver partorito la mia prima domanda è stata: “Ma perchè non mi ha detto che era così doloroso?????”.

Mi sono accorta che di allattamento al seno puoi capirne l’importanza ma se non riesci ad attaccare tuo figlio al seno o sei vittima di un blocco emotivo e non puoi allattare, nessuno ti ha parlato del poterti sentire adeguata ugualmente anche se ti rifugi nel latte artificiale (vedi post Allattamento tra senso del dovere e del piacere); mi sono accorta che se quando ti mettono in braccio il tuo cucciolo e tu ti senti tra le braccia un perfetto sconosciuto, e che i 9 mesi che ha passato in pancia di fatto non sono stati garanzia di reciproca conoscenza, non sei un’aliena o una madre degenere ma rientri perfettamente nella norma.

Mi sono accorta che oltre ad un supporto precedente al parto, forse sarebbe necessario organizzare incontri e confronti dopo il parto, tra mamme che spesso per vergogna o imbarazzo non parlano delle proprie difficoltà, dei propri disagi, delle proprie insicurezze. Da un punto di vista non solo tecnico o sanitario, ma soprattutto emotivo-affettivo e pedagogico.

Sicuramente nelle città queste occasioni ci sono, ma nei paesi credo siano decisamente meno numerose.

Mamme, raccontateci la vostra esperienza. Questo è un tema che mi sta davvero molto a cuore!!!!!

firma_Sara

2 Comments

  1. concordo al 100% soprattutto sulla conclusione. Io ho avuto la fortuna di avere un’ottima assistenza al secondo parto (il primo è stato un cesareo programmato perché il piccolo è rimasto pervicacemente podalico) e soprattutto -cosa rarissima- all’allattamento (anche qui, il primo è stato TRAUMATICO a dir poco per me) ma in Italia manca completamente la figura e la consuetudine dell’ostetrica che viene addirittura a trovarti a casa le prime settimane (ad esempio in Germania e UK) e che controlla che la mamma e il bimbo ingranino bene. Me ne sono accorta, di questa lacuna tutta italica, leggendo “il linguaggio segreto dei neonati” e poi ho approfondito in diversi blog in lingua inglese che raccontano le esperienze delle mamme oltroceano. Sarebbe davvero importante introdurre questa prassi anche qui….

    http://www.theswingingmom.com

    1. Sì, in effetti le ostetriche se vengono chiamate possono essere disponibili, ma il problema che già chiamare è un’azione che implica consapevolezza di richiesta di aiuto. E spesso non si chiama x tutta una serie di motivi non ultimo il senso di inadeguatezza e la paura di non riuscire ad assecondare le richieste. Tu di dove sei?

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