Al cinema con Cenerentola

il vestito di CenerentolaIl week end scorso sono andata al cinema a vedere il nuovo film di Kenneth Branagh CENERENTOLA. Aspettative? Godermi una favola, una fiaba classica, immaginandomi magia, ironia, il volto di chissà quale attore ad impersonale il principe azzurro (perchè io credo ancora nelle favole!!!), arrovellandomi su come avrebbero reso la scarpetta di cristallo e la partecipazione attiva degli animali tanto cari a Cenerentola, vedere la trasformazione della zucca in carrozza…. insomma la favola la so!!!!!!. E invece….

Non credo sia interessante dirvi  se questa interpretazione e trasposizione cinematografica della fiaba mi sia piaciuta o meno, vorrei piuttosto raccontarvi quello che mi ha lasciato e ciò che per me è stato sorprendente e al tempo stesso spiazzante. Credo innanzitutto che sia un film molto più orientato ad un pubblico adulto di quanto non lo sia per i bimbi. Cenerentola bimbaTocca delle corde emotive che la fiaba non mette così in rilievo, soffermandosi su quegli aspetti di vita vera che tendenzialmente la favola accenna ma non approfondisce. Per esempio si narra in modo abbastanza dettagliato il rapporto tra Cenerentola (che nel film si chiama Ella) con la madre e il padre, e questo elemento mette nelle condizioni lo spettatore di iniziare a creare un’affezione nei confronti di questi personaggi apparentemente minori, dettata dall’umanità che inizia a costruire intorno a loro. Questa scelta di costruire l’identità dei personaggi, ovviamente, dona loro molto più risalto e comporta maggiore disagio nello spettatore nel doverli lasciare per la loro morte prematura. Sapere che moriranno (chi conosce la storia è preparato su questo epilogo) non risparmia dall’amarezza, e dalle lacrime (le mie, doppie!!!) dolorose, proprio perchè ai personaggi era stato dedicato tempo per farsi conoscere e una loro connotazione specifica e di tenerezza profonda nei confronti del personaggio principale, Cenerentola. La mamma di Cenerentola di fatto lascia in eredità alla figlia, sul letto di morte, un precetto fondamentale che la ragazza in almeno quattro momenti differenti durante il film, rievoca, riportando in vita i primi 10 minuti di pellicola in cui il registra racconta la storia di questo rapporto madre-figlia: “sii gentile e abbi coraggio!”  (frase per altro molto azzeccata nei nostri tempi moderni, in cui la gentilezza si è perduta e il coraggio è di pochi). Cenerentola e il principe al balloCenerentola ha un suo carattere, una sua dimensione umana estremamente maggiore di quella che viene delineata nella fiaba classica: riesce a cercare e trovare sempre in sè stessa, durante i momenti difficili di convivenza con sorellastre e matrigna, quel coraggio e quella forza insegnati dalla madre e ripresi anche dal padre prima di morire, che sono stati fondamento della sua educazione (in questa partita gli animaletti infatti hanno un ruolo decisamente minore che nella fiaba, perchè fungono forse solo più da compagnia). Anche il momento in cui Cenerentola si lascia sopraffare dall’amarezza, dalla tristezza e dall’incapacità di trovare il coraggio di reagire alle ingiustizie e alle umiliazioni della matrigna e delle sorellastre (terzo mio pianto!!!), è denso di emotività e tocca delle dimensioni di contemporaneità che l’adulto forse coglie maggiormente rispetto al bambino, lasciandosi quindi trasportare. Trovo che la magia sia enormemente minore nel film di quanto non si respiri leggendo la fiaba o guardando il cartone animato. Manca in effetti tutta quella dimensione di sogno, di sospiro che ci si aspetterebbe (tranne forse per l’elemento più apprezzato dalle bambine, ossia l’abito incredibile con il quale si presenta al ballo). Sono tanti i tratti di modernità (sia rispetto al personaggio della matrigna, ma anche in relazione ai personaggi che compongono la corte del re e del principe), che fanno appunto da contraltare alla tanto attesa favola d’altri tempi. L’epilogo chiaramente è rispettato, anche se il regista consente a Cenerentola di riprendersi la sua rivincita personale nei confronti della matrigna, affidandole la battuta, sulla soglia di casa mentre sta per uscire: “Io la perdono“, come a voler risancire la superiorità morale della ragazza nei confronti della bieca natura umana. Comunque, se non lo avete capito, fa piangere!!! O almeno me….. Buona visione! firma_Sara

foto da facebook Cenerentola

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