Adolescenza e dilemma del porcospino

dilemma del porcospino

Sono venuta a conoscenza del dilemma del porcospino ai tempi dell’università, quando studiavo Schopenhauer e sono stata folgorata sulla strada di Damasco. Era la metafora perfetta per le relazioni umane e soprattutto, secondo me oggi, per quelle da ricostruire con un figlio adolescente.

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, 1851).

La relazione con un ragazzo adolescente sappiamo bene che… non è un gioco da ragazzi! Tutto quello che valeva con loro qualche anno prima, oggi si autodistrugge alla velocità di un nanosecondo, a seconda del loro umore, della loro volubilità, di “come gli gira” in quel momento. E diventa difficilissima la capacità di previsione da parte del genitore.

Il riccio è un animale che in effetti si avvicina molto alle caratteristiche dell’adolescente: la sua chiusura (a riccio), il suo essere pungente in talune situazioni (come un riccio), la sua tenerezza (come quella di un riccio che dorme), il suo attaccamento (come il cucciolo di riccio con la sua mamma), ma anche la sua impossibilità/incapacità di stare troppo a (stretto) contatto con i propri simili per il problema degli aculei. Per il riccio-animale il problema non potrà mai risolversi, nemmeno crescendo, mentre il genitore dell’adolescente potrà cullarsi nella speranza che con il tempo le cose con il riccio-figlio possano modificarsi sensibilmente (e di solito accade così).

Il dilemma del porcospino si esemplifica in tantissime circostanze che caratterizzano la relazione con l’adolescente: di fatto sommariamente si può riassumere in una triangolazione che vede la determinazione del genitore ad (iper)PROTEGGERE evitando al ragazzo scottature, la richiesta-NECESSITA’ da parte di quest’ultimo di farsi spazio in una relazione spesso troppo soffocante (e pungente) e il DOVERE del genitore di equilibrare distanza e vicinanza per consentire la crescita.

Basta poco per sentire addosso gli aculei del riccio e per vivere sulla propria pelle il dilemma: è sufficiente un’adolescente a cui concedi di andare con amiche in treno a casa di un’altra amica in un paese vicino, lei che perde il treno per tornare e ti chiama per chiedere se puoi andare a prelevarle in stazione evitando loro di aspettare un’ora il prossimo treno, il sentirti combattuta tra volerla stringere in un abbraccio in grado di salvare (nelll’immediato) la situazione scaldando il suo ed il tuo cuore, e lasciarla muovere autonomamente in modo che faccia tesoro dell’accaduto evitandovi reciprocamente le stilettate degli aculei.

Ecco, voi a questo dilemma che soluzione avreste trovato?

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