Adolescenza e cambiamento: di chi?

AdolescenzaSecondo post sul tema dell’adolescenza che prende come principale oggetto di analisi il cambiamento, perchè spesso si sente dire che il ragazzo che si affaccia al periodo dell’adolescenza (e preadolescenza) di fatto attraversa una serie di cambiamenti che lo disorientano e gli fanno perdere la bussola. Solo che altrettanto spesso, noi genitori, pensiamo che il cambiamento sia un momento che interessa solo i nostri figli, senza pensare che invece riguarda anche noi.

Adolescenza e cambiamento, quindi, dei ragazzi e di noi genitori. Questa la nostra esperienza e i nostri nota bene.

IL CAMBIAMENTO DEI FIGLI

I ragazzi, quando arrivano intorno ai 10 anni (alcuni anche prima, altri leggermente dopo, diciamo che è un’età media), iniziano ad affacciarsi alla preadolescenza con tutto quello che comporta rispetto ai cambiamenti fisici. Su questi non ci soffermeremo (anche se ovviamente hanno un loro peso rispetto al processo identitario dei ragazzi), perchè ci preme porre l’attenzione sul cambiamento comportamentale e psicologico dei nostri ragazzi, che ci destabilizza e non poco.

Il giorno prima erano tutte coccole e chiacchiere, attenzioni e richiesta di consigli, avevano un vocabolario con 2000 parole utilizzate tutte correttamente, pendevano dalle nostre labbra di genitori per qualunque cosa, addirittura sorridevano e capitava di sorprenderli a giocare con i fratelli, stare fuori alla scoperta dei mutamenti della natura e stupirsene!!!!! Il giorno dopo ti ritrovi in casa un estraneo, uno yety, un orsetto lavatore:

  • quando lo chiami grugnisce;
  • sembra sempre scocciato per ogni cosa;
  • utilizza 4 parole per tutto: si, no, boh, oh;
  • cova rabbia pronta ad esplodere da un momento all’altro, anche un capello che sfugge alla piastra (per le femmine sempre a portata di mano!!!) può creare un problema di stato;
  • tu genitore esisti tendenzialmente perchè: prepari da mangiare, apri il portafoglio, lavi e stiri l’outfit del giorno dopo e ricarichi il cellulare;
  • non ascolta, si assenta mentalmente (spesso anche fisicamente perchè si rintana in camera), sfugge, sembra quasi un ectoplasma che gira per casa, solo che è meno leggiadro, perchè strascica i piedi sempre;
  • non ti chiede più nulla, anzi quando stranamente gli esce una domanda su una questione, ti spiattella dritto in faccia che chiederà all’amica/o la questione (che ovviamente ha assunto nel corso degli ultimi mesi una credibilità ben maggiore di quella che tu pensavi di aver maturato nel corso degli anni!!!);
  • quando non è arrabbiato, è triste, serio, cupo e senza ragioni apparenti (infatti se gli chiedi cosa abbia, non ti sa rispondere nel senso proprio che non lo sa, non solo che non vuole!);
  • ti mette continuamente alla prova con atteggiamenti provocatori (ma ovviamente la tua reazione di genitori non può essere quella che avevi quando tuo figlio aveva 6 anni)
  • è sempre attaccato al cellulare (o al pc, o al tablet) o con le cuffie nelle orecchie e questo urta ferocemente l’adulto.

IL CAMBIAMENTO DEI GENITORI

Ma noi genitori, checchè loro pensino ma soprattutto vogliano dare ad intendere, abbiamo un ruolo forse più importante ora degli anni passati e soprattutto più sottile da esercitare:

  • difficilmente i ragazzi ci chiedono un consiglio diretto, ma lo vogliono e noi dobbiamo essere bravi nel cogliere la loro richiesta di aiuto e nel dargli un suggerimento senza essere troppo invadenti (come dire evitare discorsi troppo lunghi e articolati perchè si scoccerebbero, ma fornire un paio di spunti e vedere la reazione: se ci stanno continuare, altrimenti concludere);
  • il senso di rifiuto che ci rimbalzano è solo apparente, non dobbiamo rimanerci troppo male anche perchè colpevolizzarli per questa cosa non avrebbe senso visto che deve passare per consentire loro l’acquisizione di una propria identità e, quindi, l’ingresso nell’età adulta.
  • iniziano a trasgredire le regole che per anni sono state i capisaldi della loro educazione. Questo non significa che dobbiamo accondiscendere a questo atteggiamento, perchè è proprio in questa fase che paradossalmente ne hanno più bisogno. Quindi il genitore deve “tenere”, non lasciarsi manipolare né cedere alla tentazione che togliendo regole ed eventuali punizioni (chiaramente da commisurare all’età che hanno oggi) si possa ristabilire un avvicinamento con i figli. Sarebbe una trappola, i figli pur trasgredendo alle regole, le chiedono implicitamente, perchè avvertono la necessità emotiva di avere sempre qualcuno di cui si fidano (anche se non lo ammetteranno mai con noi!!!) che gli fa sentire che sono importanti (anche attraverso regole e punizioni).
  • abbiamo il compito di “tenere”, di “con-tenere”, senza metterci in scontro, come in un tiro alla fune con loro. Non servirebbe: loro devono potersi muovere sapendo che noi ci siamo sempre e comunque, che possono uscire dal seminato, ma tornarci dentro, ovviamente incorrendo nelle conseguenze che provocano le loro azioni. Tuttavia il contenimento è “a debita distanza”, non deve essere una marcatura a uomo, ma farsi sentire senza essere troppo invadenti.
  • proviamo ad usare le loro stesse armi (anche con effetto spiazzamento): mi è capitato, in certe situazioni, di comunicare con mia figlia utilizzando gli stessi strumenti che lei conosce e utilizza normalmente per interagire con gli amici, ossia il cellulare ed in particolare whatsap, così come di lasciarci messaggi scritti (questa volta sulla carta) per “sanare” una situazione di collera e di scontro (potete leggere al riguardo Quando scrivere è meglio di parlare). Io non credo che si debbano demonizzare le tecnologie a prescindere, ma occorre anche minimamente adeguarsi ad un modo di comunicare che è cambiato nel tempo, pur non dimenticando l’importanza di confronti “a tu per tu” con loro ovviamente.
  • cerchiamo di non usare gli stessi paradigmi (ossia le stesse chiavi di lettura) che usavamo quando erano piccoli, per leggere i loro cambiamenti, le loro richieste, i loro comportamenti. Esempio: una volta era logico (per noi) che attivassero certe risposte e certi comportamenti quando ragionavamo su alcuni temi. Oggi la logica è sommersa nella volubilità emotiva e diventa difficile per noi genitori “dare un senso” a quello che dicono o che esprimono. Proviamo a cambiare occhiali e cerchiamo “altri significati” a quello che stanno dicendo, cerchiamo di modificare i nostri cliché perchè non funzionano con loro.

Detto questo, sono pronta ad affrontare l’adolescenza dei miei figli??? Assolutamente no, ma mettere alcune riflessioni nero-su-bianco mi aiuta come promemoria e mi serve per sdrammatizzare un periodo che già da come si sta presentando (almeno in casa mia) non ha nulla di divertente!!!!

Quindi inizio a lavorare su di me!!!!

firma_Sara

18 Comments

  1. Sono perfettamente d’accordo, bisogna fare un percorso anche come genitori e prepararsi… penso che i nostri figli giochino molto sulla nostra capacità di saper far fronte a questi cambiamenti! io sono ancora lontana ma spero di essere pronta! Grazie…

    1. Vero, io ci sono dentro in pieno con una femmina, e si sa che maschi e femmine sono un pò diversi e soprattutto hanno tempi diversi in cui entrare in questo turbinio emozionale. Tuttavia il cambiamento dovrà essere più nostro per essere loro di aiuto, perchè già saranno parecchio impegnati a cercare di capire cosa sta loro accadendo, cosa provano e come loro stessi sopravvivervi!!!!
      Ma, tranquilla, abbiamo una quadrilogia sull’argomento, praticamente stiamo scrivendo una collana!!!!! 🙂

    1. Cara Gio, a chi lo dici? nella mia adolescenza ho scritto le pagine più cupe della mia storia!!! Ma da un certo punto di vista può essere una risorsa, perchè possiamo partire avvantaggiati comprendendo forse ancora meglio cosa può passare per la testa, e a livello emotivo, nei nostri figli….
      Gli errori, per quanto mi riguarda, li faccio ugualmente, ma me ne accorgo e cerco di rimediare ove possibile…..
      Bacio

  2. Tutto il mio lavoro è con questa fascia d’età, ecco perché sento spesso una grossa responsabilità su tutto quello che dico e faccio. E mi rendo conto che non si possono capire del tutte le richieste se arrivano dall’altra parte se non si è in grado di assumere una posizione di ascolto, ecco perchè mi ritrovo pienamente in questo post!Complimenti!

    1. Laura davvero te ne occupi???? Grazie per il tuo riscontro, l’ascolto è spesso sottovalutato, ma in realtà è potente!!!Certo gli errori si commettono, ma la consapevolezza aiuta quanto meno a rifletterci un pò su….e modificare alcune reazioni….
      grazie di essere passata!!!!!

  3. italiaconibimbi

    Io ci sto dentro perché mio figlio ha quasi 13 anni e ti confesso che non è affatto semplice, ma come dici tu bisogna cambiare piano, piano insieme a loro. Lo sforzo maggiore secondo me è evitare tutti quelle risposte che funzionavano quando erano piccoli ma che ora sono controproducenti. Un esempio? Le dimostrazioni d’affetto che ora puoi elargire solo su richiesta e mai in pubblico, mentre prima erano la cura di tutti i loro mali. Bei tempi quando con un bacio guariva una sbucciatura!

    1. Eh già, ti capisco in pieno!!!!! Certi nostri comportamenti non sono più validi come una volta, non vengono più recepiti come quando erano piccoli. Lo sforzo maggiore che serve in questo periodo della loro vita, secondo me, è comprendere e non mettersi troppo in scontro. L’adulto del resto siamo noi, e il contenimento per loro è necessario per non perdersi. Ma che gran fatica!!!! Prima pendevano dalle nostre labbra, ora se potessero le sigillerebbero!!!!!

  4. Io ho il terrore dell’adolescenza, per fortuna ho ancora qualche anno di respiro, comunque ti ringrazio per avermi dato degli spunti di riflessione, spero di riuscire a superare anche questa “fase” critica di mia figlia.

    1. Ciao Marzia!!!! Sì in effetti sono solo spunti, e non sempre è facile mettere in pratica certi buoni propositi. Io con la maggiore, che sta attraversando questa fase, faccio fatica perchè mi mette veramente a dura prova!!!!!Ma mi capita di frequentare incontri con esperti che se non altro danno qualche chiave di lettura. Questo è quello che vorrei fare anche io con i post….poi che Dio ce la mandi buona!!!! 😉

    1. Simona, in effetti non passano le paure e nemmeno l’idea di non essere poi così efficaci! Però siamo un gruppo, e sono sicura che può essere di aiuto trovare tra di noi risorse e idee su come affrontare certi periodo o certe situazioni!!!!! Della serie 1+1=10!!!!!
      POWER!!!!!!

  5. Ho molta paura di questo cambiamento che, ovviamente, prima o poi avverrà. Ho sofferto tanto coi terrible twos e adesso so che, oltre all’adolescenza, c’è pure la preadolescenza. Ma noi, quando eravamo piccoli, li abbiamo passati tutti questi stadi? Io non mi ricordo!

    1. Azzurra, io più che altro mi sento spetto inefficace, faccio prevalere vecchi comportamenti e nuovi tentativi di comprensione. Insomma esercito la “chioccianggine” a fronte del riccio di Schopenhauer (vicini ma non troppo altrimenti ci si punge!). Comunque già potersi confrontare e condividere le stesse sensazioni tra mamme secondo me aiuta!!!!

  6. Bellissimo pezzo, ironico e serissimo allo stesso tempo. Il mio “grande” ha 8 anni ma alcune volte ha già il vocabolario che hai descritto 🙁 Quanto alle due donnine, ancora ne manca. E so perfettamente che non sarò mai pronta! Grazie per queste riflessioni

    1. Ti ringrazio tantissimo dei complimenti!!!Affrontare questo tema non è facile e riuscire a trasmettere serietà ed ironia è un gran complimento per me!
      E’ vero, non saremo mai pronte, ma ci lavoriamo intanto un pò su!!!!!
      un abbraccio

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