Adolescenza e bullismo: che fare?

 

bullismoQualche serata fa ho partecipato ad un incontro (l’ennesimo per la verità, ma gli sono affezionata!!!!) con il dott. Franco Caroli sul tema “Mi sbullo. Come mi difendo da bulli”, argomento super stimolante per una platea di genitori ed educatori affamati di sapere come affrontare una situazione spinosa come il bullismo.

Non mi arrogo il vanto di parlare di questo tema, perchè non ne ho assolutamente le competenze, ma spero possa essere utile un breve resoconto di quello che ha colpito me durante la serata, alcuni nota bene per gli assenti o per chi è incuriosito o toccato da situazioni di bullismo.

COME NASCE UN BULLO

Il primo concetto che va tenuto in mente quando si parla di bullismo è quello di “ALASSETIMIA“, ossia la mancanza di percezione e capacità di riconoscere le proprie emozioni, e di comunicarle verbalmente. L’alassetimico pare faccia fatica a comprendere il dolore (e quindi le emozioni) che provano gli altri, per una sorta di mancanza di capacità di “rispecchiamento”, mancanza di empatia. Detto questo cerchiamo di capire come nasce un bullo:

  • manca la capacità di usare le parole per descrivere il proprio “sentire” o quello che si prova, e quindi si opta per le mani;
  • non ci si sente interessanti ed amati;
  • si ripropone un modello visto utilizzare da quelli che dovrebbero essere adulti di riferimento (es. genitore violento);
  • quando da piccoli hanno imparato che possono ottenere con la prepotenza, e quindi usano la stessa equazione: prepotenza=ottengo;
  • quando nessuno ha insegnato loro le principali regole “sociali”, e quindi arrivano a crearne di nuove “affiliandosi” a gang, bande che hanno regole proprie.

Il germe del bullo nasce in famiglia, a causa di “stili genitoriali” sbagliati, o comunque limitati.

SEGNALI DEL BULLISMO SUBITO: LA VITTIMA

Come ci si può accorgere del fatto che nostro figlio, o un ragazzino che ci viene affidato come educatori, è vittima di bullismo?

Partiamo dal presupposto che le vittime raramente riportano di essere oggetto di bullismo, perché generalmente non vogliono preoccupare i genitori o per evitarne un loro intervento che reputano imbarazzante, o per evitare di essere compatiti.

Occorre stare attenti a questi atteggiamenti segnale:

  • dice di avere amici, ma non frequenta praticamente nessuno, non esce, non viene chiamato;
  • accusa disturbi fisici frequentemente (cefalea, dolori addominali, inizia l’enuresi notturna, trattiene le feci, insonnia, incubi, iniziano dei tic, la balbuzie, attacchi di ansia);
  • perde i soldi che regolarmente gli date e/o ruba dal portafogli dell’adulto;
  • rientra a casa con lividi o graffi e alla richiesta di chiarimenti dice di esserseli provocati cadendo o inciampando;
  • porta a casa materiale scolastico rotto o adduce scomparse di materiale;
  • vuole ritardare l’ingresso a scuola o non vuole proprio andarci;
  • iniziano a cambiare tragitto casa-scuola, a fare altre strade;
  • riceve telefonate e si nasconde per poter parlare;
  • modifica in modo evidente il carattere, il comportamento e atteggiamento e generalmente non in positivo;
  • cala il rendimento scolastico in modo repentino;
  • inizia a fare cose che prima non aveva mai fatto;
  • inizia con gesti o comportamenti autolesivi.

COME REAGIRE AL BULLISMO A SCUOLA

Alcuni suggerimenti rispetto all’individuazione di episodi di bullismo a scuola:

  • i bulli vanno arginati perché il bullismo è contagioso e non deve essere accettato come normalità (inutile quindi pensare che possa passare da solo come l’influenza o che gli altri possano non esserne condizionati);
  • introdurre limiti e regole, che sono corrette per una sana crescita;
  • la scuola deve lavorare sulla responsabilità del ragazzo ed esplicitare bene le regole fin dall’inizio del suo percorso formativo/educativo, affermando decisioni o comportamenti “punitivi” alla trasgressione delle regole;
  • la punizione va data perché è segnale ed una dimostrazione di attenzione nei confronti sia dei bulli che delle vittime;
  • occorre rendere consapevoli tutti i ragazzi delle conseguenze delle loro azioni;
  • la punizione (come per esempio i lavori utili per la scuola, pulire, spazzare…) ha una sua utilità sociale, ristabilisce gli equilibri tra adulti e ragazzi e tra ragazzi. Sarebbe bene punire il bullo (per un monte ore maggiore) ma anche la vittima (per meno tempo) in modo tale da far emergere un pizzico di rabbia in più che successivamente potrebbe aiutare a non essere più vittima, quindi meno attaccabile e fragile;
  • la sospensione serve solo se c’è una famiglia collaborante e presente alle spalle;
  • introdurre role playing, in cui si fa interpretare il bullo alla vittima, e la vittima al bullo, per aiutare a “mettersi nei panni” e consentire ai compagni che fungono da gruppo di osservazione, di esprimere il proprio punto di vista “contro” il bullo in un ambiente comunque protetto.

Come sempre un grazie al dott. Caroli perché è in grado di trattare temi ostici e che creano paure in noi genitori con serenità, fiducia e sana ironia!

firma_Sara

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