Adolescenza e amicizie: il gruppo vs la famiglia

 

Gruppi e famigliaAvete presente quando il figlio che ha sempre trovato nella famiglia le risposte alle sue domande, che non vedeva l’ora di andare a fare un viaggio o una gita tutti insieme, improvvisamente vi dice: “Oh, ma io mi sono già organizzato con i miei amici per uscire, io non vengo con voi!”. Vi suona famigliare questa risposta? O quando, trascinato a forza in una gita domenicale o un viaggetto estemporaneo, vi porta il muso come un ragazzino capriccioso? Questo accade perchè i ragazzi arrivano ad un momento della loro crescita in cui scoprono, non solo che c’è un mondo fuori dalla famiglia, ma che “Udite, udite!” è addirittura più interessante della famiglia: il gruppo di amici. Lo so, è una bastonata nei denti, è avvilente e anche un pò triste, ma è così!

Anche questa è adolescenza. Vediamo come sopravvivere…

GRUPPO VS FAMIGLIA

Che i ragazzi abbiano molte più cose da raccontare agli amici rispetto a noi genitori è un dato di fatto, non per niente quando per esempio siamo a tavola tutti insieme (anche se accade solo alla sera e non sempre per via degli impegni di tutti), parlano con le solite 4 parole di cui abbiamo già parlato (potete leggere a tal proposito Adolescenza e cambiamento: di chi?), mentre non appena si alzano vanno a chattare o skipeare con gli amici e parlano allo sfinimento!!!!! E poi li senti anche ridere!!!! (cosa che con te genitore fanno veramente molto a fatica!).

Quello che probabilmente dobbiamo imparare ad accettare è che in questa fase i ragazzi cambiano punti di riferimento, per imparare a conoscersi meglio e iniziare il processo di distacco da noi. Gli amici, così come il gruppo, servono per maturare la propria identità, poco conta se per farlo prima di tutto si omologheranno. Perchè infatti, se ci badate, quando guardate il gruppo di pari dei vostri figli, più che di affermazione della propria identità individuale, si nota vera e propria uniformazione, sembrano tutti uguali tra modo di vestire, truccarsi e atteggiarsi. E questo fa arrabbiare noi genitori, che vorremmo avere dei figli che si distinguono dalla massa!!! Della serie: va bene che ti stacchi da noi, ma almeno non ti omologare al gregge dei tuoi amici!!!!

Il gruppo quindi assume un significato di rottura o superamento dalle dipendenze infantili, diventa luogo di sicurezza affettiva, di intense esperienze emotive, di elaborazione dell’identità, attraverso il dispiegarsi di movimenti proiettivi (il confronto) e introiettivi (domande sul proprio sè). Far parte del gruppo significa riconoscersi in altri e con altri, condividere motivazioni e paure, trovare sicurezza nell’accettazione degli altri e nella identificazione con gli altri. E sentirsi quasi sempre accettati, non giudicati o ripresi o bacchettati (come in famiglia).

Il gruppo è infatti un ambiente aperto, in cui è più facile esprimersi e trovare le forme per sperimentare la propria personalità, anche contestando il mondo degli adulti. Io ricordo che quando ero nell’età tra i 12/14 anni facevo delle “sparlate” con gli amici sui miei genitori!!!! Ricordo proprio che non avevo dubbi nè esitazioni nel mettere in discussione loro decisioni, modi di fare, comportamenti nei miei confronti e trovavo molta solidarietà tra i miei amici.

Il gruppo, infatti, mi offriva accoglienza, protezione e riconoscimento per la nuova identità che si stava formando, senza sentirmi più solo figlia o allieva, ma persona nuova.

E LA FAMIGLIA?

Detta così sembra che la famiglia non conti più niente, e invece ovviamente un ruolo, diverso, lo continua ad avere. Ed è vero che se fanno fatica i ragazzi a stare nel cambiamento, anche per la famiglia (sia i genitori che i fratelli) non è una passeggiata di salute!!!!

Non è raro che infatti anche i fratelli accusino il colpo della crescita dei primogeniti, che modificano completamente il rapporto con loro. Per cui il genitore si trova a gestire l’adolescenza (spesso reprimendo la voglia di appenderli fuori dalla finestra!!!) insieme al disorientamento dei fratelli che non riconoscono più il fratello maggiore, che si è trasformato senza preavviso in dottor Jackil e Mr Hyde!!!

Che fare quindi? Dal mio punto di vista…parola d’ordine ASPETTARE. Della serie: io sono qui se hai bisogno, tu devi stare attento solo a non esagerare altrimenti il chiodino fuori a cui appenderti ti ospita, per il resto sperimenta e conquistati i tuoi spazi nel mondo. Quando avrai voglia di un coccolino (ormai più figurativo che altro!!!!) io ci sarò. Sempre. E poi, come genitori, fare una bella serie di OHM-OHM-OHM!

 

PS Vi facciamo notare che i nostri post sul tema adolescenza sono e saranno sempre accompagnati da una bellissima vignetta, che ha pensato e realizzato per noi in esclusiva Simona Minniti. Grazie Simo!!!!!!! Vi lasciamo il link alla pagina fb del suo Shirt a poem e del suo sito on line, perchè crea delle cose stupende!!!!!

firma_Sara

 

 

 

 

 

27 Comments

  1. Temo moltissimo questo momento. Tempo fa vidi una vignetta (più brutta ovviamente di quelle fatte da Simona Minniti, che adoro) in cui, facendola breve, un figlio adolescente non aveva più di ascoltare i genitori, mettendola in contrapposizione con un’altra in cui si vedeva un bimbo piccolo che desiderava essere ascoltato ma i genitori non avevano tempo per lui…ecco: io spero di riuscire ad ascoltare sempre i miei figli, anche nei momenti in cui sono più presa, e prego perchè anche loro abbiamo oltremodo voglia di farlo con me!

    1. Azzurra, io come sai ci sono dentro, Monica quasi e il nostro intento è quello di dare qualche piccolo spunto di riflessione. Non siamo certo noi le più brave di altre mamme, io sono una fervente sostenitrice dell’imperfezione (e per fortuna) del nostro ruolo di mamma. Ascoltare, in modo attivo, anche con gli occhi (come del resto è il nostro nome) non è facile, richiede impegno, tempo di qualità, attenzione, e le cose che sfuggono sono tante. Ma io sono sostenitrice del fatto che, se ce ne accorgiamo, possiamo sempre rimediare!!!! Certo, in adolescenza, il momento in cui noi vorremmo ascoltarli non è esattamente lo stesso in cui loro hanno voglia di parlare….è lì che scatta l’attesa…… 😉

  2. In questi post rivedo un campo di osservazione quotidiano di lavoro 🙂 in famiglia adolescenti non ci sono ma tutte le mattine mi ritrovo ad avere a che fare con loro in classe. Quello che noto è che i meno problematici sono proprio quelli che hanno la fortuna di trovare attenzione e ascolto in casa proprio come dici tu!:-)

    1. Laura, lavoro nel campo della formazione professionale e abbiamo, tra gli altri, i corsi rivolti ai ragazzi tra i 15 e i 18 anni….quelli che abbandonano la scuola e che, per fortuna, entrano nella formazione altrimenti sarebbero per la grande maggioranza, dei dispersi.
      Il tema adolescenza mi sta a cuore per tanti motivi, e comprendo bene quello che dici a proposito della classi. La famiglia è importante, la figura dell’adulto lo è e dovrebbe poter essere una figura di riferimento….ma non è così scontato purtroppo….
      grazie di essere passata!

    1. Sere, solo perchè sei tu, ti condoniamo questo passaggio e ti congeliamo per i prossimi 6-8 anni!!!! Tanto prima o poi arrivi anche tu…;-) E noi saremo già alle prese con le discomusic!!!!!!

        1. Guarda….io no!!!!!! Capisci che ho ancora, più o meno, 10.547,5 ore di sonno da recuperare…annue!!!!!Non posso certo ricominciare tutto da capo!!!!!
          Secondo me all’epoca scriverò post su “Come i papà se la cavano con la post adolescenza delle loro figlie femmine!!!” 🙂 🙂

  3. Ahhhh….quanto, QUANTO, capisco tutto ciò! Parola per parola… Prima era tutto un “miammammahadettochequestacosaècosì!” adesso è “nonèveromel’hadettol’amicomio!”: una faticaccia assurda… Ma spero di riuscire a reggere senza esplodere (o esplodendo con misura) finchè non passerà… (passerà??? :-O )

    1. Francy è proprio così!!!!! Ti auguro una moderata esplosione di dissenso, anche perchè altrimenti i FigliAdolescenti potrebbero pensare che non ci interessa di striscio la loro attenzione (o mancata attenzione) nei nostri riguardi (che si sa che in questo periodo i figli sono un pò come noi donne nei confronti degli uomini…)
      E se non passa….(to be continued)

    1. MA che carina che sei Giorgia!!!!Grazie! MA non sono nè brava nè forte, scrivo solo per sdrammatizzare e sperando di essere di aiuto ad altre mamme che, invece, saranno sicuramente più brave della sottoscritta!!!!bacione

  4. italiaconibimbi

    Anche se si fatica ad ammetterlo, brucia quando vai a prenderlo a scuola a sorpresa e, invece che sorriderti come faceva alle elementari, leggi la delusione nei suoi occhi perché preferisce tornare a piedi con i suoi amici. L’unica cosa che aiuta è cercare di ricordare come eravamo noi alla loro età per sentirli più vicini e sforzarsi di capire.

    1. Quanta verità!!!!! Li vogliamo grandi e poi quando si atteggiano a tali, ci si spezza un pò il cuore e la delusione ci sotterra.
      Anche a me aiuta tanto pensare a quando avevo la loro età, perchè mi fa pensare che tutto sommato è normale che facciano così…e penso a mia madre e la capisco ancora di più!!!!!

    1. Cara amica, siamo felici che leggerci sia un modo per sentirsi “tutte nella stessa barca”. Il nostro obiettivo è condividere strumenti e poterne parlare insieme per provare ad essere più efficaci nel nostro ruolo di genitori. Non ci sono ricette chiaramente, ma solo spunti.
      grazie di seguirci!!!

  5. Monica

    Ok, sto entrando nel giro, OHM-OHM-OHM, ma prevedo che Caterina farà altro e aumenterà la frequenza dei placcaggi a suo fratello, se non fa il bravo lo mette in riga lei 😉

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