A scuola i voti non sono sempre tutto!

votiecompiti

Se avessi letto un titolo del genere qualche anno fa, sarei forse inorridita e mi sarei scandalizzata, perché ho sempre pensato che il successo scolastico si misuri proprio dai voti che un bimbo prende e tanto più sono positivi, tanto maggiore sarà stato il suo impegno, la sua concentrazione, il suo applicarsi, la sua costanza. Se ti impegni e sei bravo i tuoi voti saranno alti, al contrario collezionerai insufficienze.

Oggi mi scandalizzo a leggere le quattro righe che ho sopra riportato, forse complici gli anni che si ammucchiano sul mio groppone o forse il differente senso di importanza che do alle cose. Senza girarci intorno: forse è una questione di maturità? Va bene…vecchiaia!!!!

Parto dal presupposto che ho sempre preteso molto da me stessa, lo facevo quando ero piccola e a scuola ci andavo io, e l’ho continuato a fare crescendo (ok, ok, lo faccio ancora!!!), riversando probabilmente questo “stile educativo” anche nei confronti dei miei figli, in particolare (sfortunata lei) con la primogenita. La mia grandona ha sicuramente pagato lo scotto della primogenitura e della mia inesperienza e spigolosità, e incapacità di vedere le cose anche da altre prospettive e punti di vista.

Sicché la seguivo nei compiti, la interrogavo, le costruivo la tabella di marcia nello studio rispetto al cosa fare e in quali giorni, insomma…la tediavo! Questo accadeva i primi anni di scuola. Con il passare del tempo, complice la sua natura selvatica e la sua implicita richiesta di fiducia (oltre alla crescita numerica della famiglia), ho allentato la presa e lei ha iniziato a sperimentare la sua autonomia.

Non senza cadute e botte morali! Andamenti ciclici, alti e bassi, gioie e frustrazioni… Ma non sono mai tornata indietro, a meno che non fosse lei a chiedermi aiuto o non mi accorgessi che ne avesse bisogno, perché non volevo che pensasse che la fiducia le venisse ritirata: io mi fido delle sue capacità, le vedo, riconosco che le ha, e sono sicura che può riuscire a trovare da sola le sue risorse personali e attivarle. Ma sono anche disponibile a darle una mano e a affiancarmi a lei, se fosse per lei necessario e se capissi che ne avesse bisogno. A volte occorre rischiare!

Tuttavia mi sono resa sempre più conto nel tempo di una cosa: vorrei che la scuola abituasse ( e premiasse) i bimbi a vedere il CAMBIAMENTO e di conseguenza l’IMPEGNO che è stato messo da parte del bambino nell’ottenere quel cambiamento. Ecco perché dico che a scuola i voti non sono e non possono essere tutto, perché a volte un bambino non arriverà ad ottenere un voto a 5 stelle, ma potrà segnalare un percorso di cambiamento molto più importante di un 9 o un 10. Il processo di cambiamento non è qualcosa di misurabile in voti, me ne rendo conto, ma credo sia molto più faticoso della preparazione di una verifica, perchè mette in gioco tutta una serie di condizioni e di variabili. E generalmente è qualcosa che diventa patrimonio della persona.

Penso inoltre che non sia sempre utile al bambino “proteggerlo” dallo sperimentare un insuccesso, se quell’insuccesso può diventare la scintilla di qualcosa di più grande, ossia di attivazione, di riflessione e di modificazione di un comportamento. In altre parole: se mio figlio arriva a casa con un brutto voto, preferisco ragionare con lui su cosa può non aver funzionato (studiato poco, non aver compreso la lezione o l’oggetto di studio, averci dedicato poco tempo), piuttosto che obbligarlo a prepararsi insieme a me alla prossima verifica. Nel primo caso spero di trasferirgli fiducia in sé e capacità di autocorreggersi; nel secondo lo proteggo da un potenziale insuccesso, ma temo di instillare insicurezza (della serie: “Vedi? Se ci sono io che ti aiuto a prepararti ottieni maggiori risultati“), oltre che generare dipendenza da me nella preparazione ed ottenimento di un potenziale successo.

firma_Sara

Voi come vivete la scuola dei vostri figli? Qual è il vostro modo di pensare a voti e giudizi scolastici?

 

 

 

 

Rispondi